Musumeci contro i migranti
Fonte immagine: Tiscali notizie

Finalmente il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, si è risvegliato da un lungo sonno: ma forse più intontito delle altre volte, avendo disposto un’ordinanza che ha fatto molto discutere. L’ordinanza firmata dal governatore prevede lo sgombero di tutti gli hotspot e dei centri di prima accoglienza presenti sul territorio siciliano, in quanto, secondo il governatore stesso, non solo le strutture sarebbero al limite dei diritti umani, ma i migranti rappresenterebbero un evidente e imminente rischio per la sicurezza sanitaria della regione Sicilia. In aggiunta, l’ordinanza prevede il divieto di ingresso, transito e sosta in Sicilia per tutti i “clandestini” e il divieto di sbarco delle navi delle ONG. Ma dal Viminale le prime reazioni non lasciano spazio a interpretazioni: «È una materia di competenza statale, un’ordinanza regionale non può incidervi».

Se c’è un rischio, per la Sicilia di Musumeci, non proviene dai migranti, checché ne dicano le destre nazionali. Qualcuno tuona da mesi la convinzione che vi sia una stretta correlazione tra gli sbarchi irregolari e l’aumento dei contagi, ritenendo di dover lasciare aperte le discoteche e chiudere i porti. Sì, proprio Matteo Salvini, ma non soltanto lui; il problema è che altri sono giustificabili, ma lui no, per ovvi motivi. Difatti, secondo l’Istituto Superiore di Sanità l’origine dei nuovi contagi contratti localmente nel territorio nazionale continua ad essere particolarmente elevato: circa il 76,5%, mentre per quanto concerne i casi non italiani importati, solo l’1,5% dei migranti o poco più è risultato positivo al coronavirus. Oltretutto, i migranti e in generale tutte le persone che giungono in Italia con sbarchi irregolari sono sottoposti a controlli: tamponi e/o test sierologico. Tali controlli avvengono prima che queste persone vengano collocate nei centri di prima accoglienza, e quand’anche fossero negativi gli esiti tutti i migranti sono obbligati a rispettare la quarantena. In caso di positività, invece, si attiva il protocollo di isolamento – proprio come per gli italiani – e si attende che il successivo test/tampone risulti negativo.

I migranti svolgono la loro quarantena all’interno delle stesse navi, o all’interno di navi predisposte direttamente dal governo. Per sfatare un altro mito, è corretto precisare che a causa dell’accordo di rimpatrio volontario previsto tra Italia e Tunisia, alcuni tunisini scapparono dal centro di prima accoglienza perché furono date loro notizie distorte: è stata la stessa prefetta di Caltanissetta a spiegare il motivo di quanto accaduto. Nel secondo caso, invece, un centinaio di migranti scapparono perché le condizioni della struttura erano inverosimili, e lo ha confermato la stessa sindaca di Porto Empedocle, Ida Carmina; la struttura poteva ospitare un massimo di 100 persone, improvvisamente si arrivò a 500, in una struttura senza finestre e senza servizi essenziali. Non è forse l’ordinanza di Musumeci un modo per non assumersi le proprie responsabilità politiche e prendersela, come spesso accade, con chi non ha la possibilità di potersi difendere? Da Nord a Sud scuole chiuse per mesi, ma discoteche aperte; persone che entrano ed escono da una Regione all’altra senza che vi sia alcuna forma di prevenzione o controllo; distanziamento fisico impossibile da garantire su molti dei mezzi pubblici del Sud Italia, per non parlare delle spiagge e dei luoghi della movida.

A quanto pare il problema da un punto di vista sanitario non è il migrante. Il nuovo untore che oggi si vuole accusare non può essere il migrante, non è possibile nemmeno pensarlo. Lo stiamo verificando con i casi sorti nel Lazio, in Sardegna e con tutti i rientri di cittadini italiani che hanno trascorso le vacanze fuori dai confini. Come si può pensare che l’untore sia il migrante che appena giunge in Italia è sottoposto a verifica e isolamento? Forse bisognerebbe incrementare le forme di prevenzione rivolte agli italiani e a tutti gli stranieri con regolare passaporto. Che in Sicilia, ma in tutta Italia, i centri di prima accoglienza risultino a limite dei diritti umani non è una scoperta che compiamo oggi col timore di altri possibili contagi. È evidente, e non da oggi, che il problema degli sbarchi illegali andrebbe affrontato nelle stanze europee, stanze spesso disertate dall’ex ministro Salvini, che oggi plaude a Musumeci, quando c’era la volontà di modificare il regolamento di Dublino. Ma non basterà appellarsi all’Europa, non basterà accogliere e finanziare welfare e diritti, c’è un problema alla radice: il mondo soffre, soffre a causa di guerre civili ma anche di guerre esportate, soffre per il dominio del business, dell’accaparramento di terreni e materie prime, di un Occidente mai sazio, affamato, che dichiara di esportare democrazia ma esporta morte, compra e vende armi e con la scusa di doversi difendere minaccia e colonizza Stati con proprie identità.

Bruna Di Dio

Bruna Di Dio
Intraprendente, ostinata, curiosa professionale e fin troppo sensibile e attenta ad ogni particolare, motivo per cui cade spesso in paranoia. Raramente il suo terzo occhio commette errori. In continua crescita e trasformazione attraverso gli altri, ma con pochi ed essenziali punti fermi.

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