Urlano ai migranti infetti e non indossano la mascherina
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L’insopportabile retorica della destra ha trovato nei migranti i nuovi untori del coronavirus. Eppure, non sia mai che li si vedesse con indosso la mascherina o praticare e rispettare le norme anti-contagio. Considerando quanto sono controllati i migranti e quanto invece irresponsabili siano Salvini e compagnia, i più pericolosi sono proprio questi ultimi.

È ormai ben noto a tutti e da tempo che le norme igieniche da osservare per il contenimento del virus, essenziali e ben definite dai protocolli del Ministero della Salute, prevedono l’utilizzo della mascherina e il distanziamento sociale, evidentemente sconosciuti alla destra, o quantomeno alla sua retorica. Una retorica che si è nuovamente scagliata contro i migranti, stavolta vittima di un nuovo stereotipo: quello degli untori.

Eppure, l’ex Ministro dell’Interno dovrebbe ben sapere i controlli che vengono effettuati regolarmente sui migranti dopo il loro arrivo in Italia, dalla Guardia Costiera, dalle ONG oppure dagli organi competenti. La ministra dell’interno Luciana Lamorgese, in un’intervista al Corriere della Sera, ha parlato degli ultimi sbarchi sostenendo che si tratta di «flussi incontrollati che creano seri problemi legati alla sicurezza sanitaria nazionale», riconoscendo un supposto pericolo, tanto che, viste le fughe dai centri di accoglienza avvenute nelle ultime settimane, ha deciso di inviare l’esercito in Sicilia. Le fughe, non di certo giustificate, sono legate al tentativo di volersi sottrarre al rimpatrio, ma dal punto di vista sanitario i migranti sbarcati sino ad ora sono stati tutti sottoposti a controlli e tamponi e per quelli che hanno ricevuto esito negativo sono state applicate tutte le procedure del caso.

Come si può leggere nella guida sulla prevenzione e il controllo delle infezioni da SARS-CoV-2 nei centri di accoglienza e detenzione di migranti e rifugiati, stilato dal Centro europeo per la prevenzione e controllo delle malattie (ECDC), ad ogni migrante deve essere effettuato uno screening medico, test sierologico e il tampone più una quarantena di 14 giorni. Una procedura questa non nuova ai centri di accoglienza, che erano già predisposti e preparati anche in situazioni non emergenziali, ad effettuare tutti i controlli sanitari sui migranti in entrata. Oltretutto, come afferma Matteo Villa ricercatore dell’ISPI, «tra chi è arrivato regolarmente e quanti sono sbarcati autonomamente la percentuale dei positivi è dell’1,5 per cento», quindi estremamente bassa. Dunque, questo sottogruppo sociale è lungi dal rappresentare un pericolo effettivo, al momento.

Ma la destra questo, pur sapendolo bene, lo accantona in nome del negazionismo e della paura dei migranti infetti, tanto che Salvini si è presentato in Senato al convegno sul Covid-19 senza mascherina e senza volontà di mettersela pur tra i richiami. Evidentemente, certa destra preferisce parlare alla pancia degli elettori soffiando sul fuoco della loro paura. Il problema è che adesso lo fa senza mascherina, e quando è un politico di un certo spessore a non rispettare le norme, qualcosa sta andato storto e la propaganda detta legge.

Mascherina Migranti
Fonte: repubblica.it / afp

I casi di mancato rispetto delle regole non si contano: le proteste in piazza dei gilet arancioni, o la manifestazione del 2 giugno e i selfie nei tour regionali del capo del Carroccio sono ciò che hanno caratterizzato questa tanto agognata fase 3, che doveva comunque essere all’insegna della prudenza. Si sbraita infatti contro i migranti infetti, senza mascherina e soprattutto con la solita retorica del due pesi e due misure. Qualcuno potrebbe ricordare la mancanza di mascherine e distanziamento all’inaugurazione del ponte Morandi, o per l’arrivo a casa di Silvia Romano, ma in nessuno di questi casi a non rispettare le norme erano rappresentanti delle istituzioni, e questa è una differenza enorme. Enorme quanto la petulante retorica della destra che urla ai migranti infetti ma senza mascherina, un ossimoro.

Eppure, Salvini si scaglia contro il Governo Conte incolpandolo di aggravare il rischio sanitario a causa dell’immigrazione incontrollata, con l’obiettivo di rinverdire la sua propaganda elettorale: il sogno sarebbe quello di avere porti chiusi, d’altronde per lui era “finita la pacchia”. Eppure, nonostante l’aumento degli sbarchi negli ultimi mesi rispetto ai dati dell’anno precedente, questi sono comunque molto bassi rispetto alla crisi migratoria che aveva investito il nostro Paese dal 2014 al 2017.

Ma Salvini non si limita a sviare l’attenzione dal problema: alla festa della Lega a Cervia ha invitato sul palco un giovane adolescente al quale stringendogli la mano ha detto che si sarebbe potuto togliere la mascherina. Quasi come fosse un gesto di sfida verso le istituzioni, sicuramente poco rispettoso per tutti coloro che hanno combattuto e combattono contro il coronavirus. Pare proprio che Salvini, sulla scia dei negazionisti del Covid, abbia provato a prendere posizione contro l’utilizzo della mascherina, per poi ritrattare successivamente. Questo atteggiamento ondivago costituisce l’ennesima trovata elettoralistica della destra più becera che, in vista delle regionali, deve acquistare o riacquistare terreno elettorale mostrandosi dalla parte degli scettici e di chi è insofferente alle misure di sicurezza sanitaria ancora in vigore.

Che non avesse chiare le regole anti-contagio lo confermò platealmente anche da Floris, e passati quasi due mesi, il suo atteggiamento ambiguo e ignorante non è cambiato. Ciononostante, continua ad avere la presunzione di poter lanciare proclami agli untori tra i migranti, che risultano comunque essere più controllati quantomeno di lui, che nelle sue manifestazioni stringe e abbraccia i suoi seguaci in promiscui selfie. È quindi chiaro che questa campagna d’odio contro i migranti, dal sapore vintage, non ha la minima fondatezza scientifica e pragmatica. Rimangono le solite paure infondate che, almeno questo va riconosciuto, Salvini & Co. sanno cavalcare egregiamente.

E se per la destra urlare di meno non sembra possibile, che almeno lo facciano con la mascherina.

Martina Guadalti

Martina Guadalti
Martina Guadalti, 25 anni, nata e cresciuta in un piccolo paesino della Maremma toscana: Magliano. Studentessa magistrale di Scienze Politiche presso l'università di Siena. Appassionata di storia e relazioni internazionali, si è laureata a Firenze presso la facoltà di scienze politiche "Cesare Alfieri" con una tesi sul Vietnam. Ama leggere e scrivere, viaggiare e conoscere, perché solo così si riesce a capire e sapere la verità. Collabora già con alcuni giornali locali, quali Maremma Magazine e Antiche Dogane, ma anche testate online quali Africa rivista, Geopolitica e Instoria.

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