Il manspreading e l’ingerenza maschile

Molto spesso sono i piccoli gesti, i piccoli movimenti, le piccole abitudini a tradire problematiche ben più ampie intorno al corretto vivere sociale. Se vi è mai capitato di sedervi in treno, in tram o in un qualsiasi mezzo di trasporto divaricando le gambe e così occupando molto più spazio del dovuto o siete maleducati o siete semplicemente uomini. È la pratica del manspreading o man-sitting, ormai riconosciuta dai dibattiti all’interno della più ampia questione di genere. Lo “stravaccarsi” viene considerato una forma di micro-aggressione contro le donne: attraverso l’invasione dello spazio fisico replica l’ingerenza e l’intrusione molesta degli uomini in ogni aspetto della vita delle donne. Il dibattito ebbe inizio nel 2013 sul social media Tumblr. Da quel momento la campagna contro il manspreading si è espansa, tra consensi e critiche, portando a effettive disposizioni da parte di molte città.

Manspreading: un problema di spazio

Manspreading
fonte: Wikipedia.it

Per Lyndsay Kirkham, professore di inglese all’Humber College, la pratica del manspreading è specchio della convinzione dell’uomo di sentirsi legittimato a occupare maggior spazio nella società.  Lo spazio sociale del patriarcato delimita anche quello fisico. Tale è la tesi portata avanti da attivisti, come la giornalista Barbara Ellen, i quali hanno trovato spesso ostacolo negli stessi esponenti dell’attivismo femminista e dei diritti civili degli uomini che considerano il manspreading un insulto di genere. Inoltre c’è chi ha provato a dare una risposta fisiologica a tale tendenza, come il giornalista di fitness Lou Schuler. Evitando di entrare nello specifico e nel tecnico (fonte), l’autore ha giustificato la posizione poiché gli uomini, diversamente dalle donne, hanno un bacino più stretto e un femore più corto; ciò implica, in posizione seduta e con le gambe vicine tra loro, uno sforzo e uno stress all’interno dei muscoli abduttori molto più intensi che in quelli femminili. Di conseguenza lo stravaccarsi limita lo stress. Nondimeno non si possono accettare tesi meramente scientifiche senza considerare quelle sociologiche. Se la postura è espressione di un individuo, e l’individuo è espressione di una cultura, il modo di sedersi è influenzato da un atteggiamento culturale. Infatti un’indagine condotta dall’Università Berkeley della California ha mostrato come la posizione in cui gli individui si siedono possa suscitare o meno attrazione sessuale o dominanza, concetti legati alla struttura sociale di una comunità. Si è evinto che attrae, tra le donne, il modo di sedersi degli uomini a gambe divaricate, mentre, tra questi, il modo di sedersi delle donne a gambe incrociate, espressione di femminilità e di pudore.

È avventato prescindere da questioni culturali quando si parla di sottigliezze e di abitudini. Al di là della questione di genere, occupare più spazio di quanto si necessiti va a intaccare quell’ideale tanto ambito: la convivenza civile. Il manspreading è diventato tanto reale che molte città hanno provato a risolvere il problema con pannelli all’interno di mezzi di trasporto che vietano la seduta a gambe divaricate se questa va a limitare altri passeggeri. È quello che è accaduto a Madrid, grazie a una campagna di sensibilizzazione condotta da un gruppo di attiviste sfociata in una petizione online che recitava:”Non lasciare che gli uomini invadano il tuo spazio: né in metro, né nella vita

Luca Longo

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