Elezioni in Germania: è scontro aperto tra Laschet, Sholz e Baerbock
Fonte immagine: Affarinternazionali.it

Il 26 settembre in Germania si terranno le elezioni per il rinnovo del Bundestag e, di fatto, gli elettori saranno chiamati ad indicare colui (o colei) che succederà alla cancelliera Angela Merkel, alla guida del Paese per sedici anni. Rispetto alle scorse elezioni, la situazione è radicalmente cambiata, soprattutto per ciò che riguarda i rapporti di forza tra gli sfidanti. Al centro della disputa ci sono le due formazioni tradizionali che da anni caratterizzano la politica tedesca, CDU e SPD, e i Verdi, il partito ambientalista più forte d’Europa.

Alla guida di quest’ultimo c’è una politica dotata di buona retorica e capace di intercettare le esigenze di cambiamento dei tedeschi: il suo nome è Annalena Baerbock. Gli altri due partiti sono guidati dal “Ministro Presidente” della Renania Settentrionale-Vestfalia, Armin Laschet, e dal Ministro delle Finanze, nonché vice-cancelliere della Germania, Olaf Scholz.

Rispetto alle ultime elezioni del 2017, dove la CDU (i cristiano-democratici, partito di Merkel e di Laschet), trionfò con il 32,9% e la SPD (i socialdemocratici, partito di Sholz) restò inchiodata intorno al 20%, la situazione si è incredibilmente rovesciata. I motivi sono molteplici: dall’addio definitivo della Cancelliera alla politica, all’inadeguatezza del suo successore, fino all’offerta politica dei Verdi e al mutato clima attorno ai socialdemocratici, la cui campagna elettorale è stata martellante e pragmatica allo stesso tempo. Appare chiaro che la CDU non ha più le redini del gioco, ed è palesemente in difficoltà.

La vera notizia di queste elezioni, dunque, non è tanto il balzo dei Verdi – oppure la rivalsa della SPD – bensì la crisi nera del partito che, per più di quindici anni, ha rappresentato il riferimento politico di tutto il Paese, quello dei cristianodemocratici di centro-destra. Non si tratta, però, di una naturale crisi di consensi, nonostante i sondaggi li collochino al 19% poco sopra i Verdi, al 17% e a distanza di sicurezza dalla SPD (25%). Il punto debole del centro-destra riguarda sicuramente l’affidabilità politica del suo leader. Infatti, una delle ultime rivelazioni sul gradimento dei candidati vede Laschet in fondo alla classifica con il 9% e Scholz al vertice con il 30%. Baerbock si ferma al 15%.

Nonostante i numeri parlino chiaro, sono ancora molti i nodi da sciogliere prima e dopo le elezioni in Germania. Per le prossime elezioni in Germania le “larghe intese” tra SPD e CDU potrebbero non bastare e, con ogni probabilità, si dovrà optare per una coalizione a tre che potrebbe addirittura escludere dal governo i cristiano-democratici.

Armin Laschet e i timori della CDU

Per comprendere il vertiginoso calo che Armin Laschet ha registrato nel corso di questi mesi, sarebbe utile concentrarsi soltanto su un episodio, a titolo di esempio, emblematico e esemplificativo di una campagna elettorale costellata di errori e manchevolezze. In un discorso al Bundestag, Angela Merkel ha deciso di esporsi a favore del candidato del suo partito, palesemente in difficoltà dopo gli ultimi sondaggi, definendo la sua discesa in campo come il “miglior modo per il nostro Paese di andare avanti“. L’intervento non è stato apprezzato dalla Camera Bassa, la quale non perso occasione per comunicare il suo dissenso, fischiando e prendendo le distanze dall’endorsement.

L’intervento della cancelliera ha palesato le difficoltà del suo candidato per due motivi. Innanzitutto l’appoggio ha sottolineato tutta l’incapacità di Laschet di uscire dall’ala protettiva di Angela Merkel, unico punto fermo di un partito ormai diviso. Ma ha anche evidenziato, al contempo, l’inabilità di costruirsi un’identità in grado di mettere a tacere le reticenze della CDU circa la sua candidatura, accettata ma mai supportata realmente. L’appoggio, poi, arriva quasi a ridosso delle elezioni, quando i candidati dovrebbero raccogliere i frutti del proprio lavoro in campagna elettorale, le parole di Merkel sottolineano come i temi portati avanti dal Ministro-Presidente non abbiano inciso come sperato.

Oltre alle motivazioni politiche, ci sono anche giudizi pratici per cui il governatore della Renania non è il favorito delle prossime elezioni in Germania. Dalla risata fuori luogo durante la cerimonia per ricordare i morti delle alluvioni in Germania dello scorso luglio, che ha fatto il giro del mondo e ha sollevato i primi evidenti malumori dentro la CDU, fino all’inadeguato e lento intervento a favore degli sfollati della sua regione. Anche il programma elettorale – e ancor di più la sua esposizione – è stata giudicata duramente dagli elettori e dai giornali. Laschet, secondo gli osservatori, non è stato in grado di comunicare la sua idea di Germania, né tanto meno contenuti programmatici chiari.

Scholz e Baerbock: una nuova alleanza per la Germania?

L’esito delle elezioni in Germania spaventa la CDU perché al calo di consenso per il proprio candidato è corrisposto un’exploit per il rivale socialdemocratico, Olaf Scholz. L’attuale vice-cancelliere è un politico di lungo corso, non dotato di un particolare carisma – proprio come Laschet – ma sulle cui competenze è molto difficile nutrire dubbi. Il contesto lo ha sicuramente favorito, dato che da ministro è stato il custode dei conti e delle sovvenzioni della Repubblica Federale durante la pandemia, contribuendo anche a mettere in cantiere sia il Recovery Fund che il programma di sussidi governativi.

Gli altri motivi dietro il repentino balzo in avanti del Ministro sono da ricercare, di nuovo, nella fine dell’era di Angela Merkel, in un’ottima campagna di comunicazione e nella presentazione di proposte coraggiose come il salario minimo a 12 euro l’ora (oggi è a 9,60), che gli hanno permesso di superare il periodo vissuto all’ombra della CDU e affermarsi come un’alternativa credibile. La SPD dal 2005 a oggi ha governato solo come alleato di minoranza accanto a Merkel, dando sempre l’impressione di non rivendicare a sufficienza i successi delle politiche governative, e venendo oscurati dalla leadership della cancelliera.

Nell’estate del 2020 la SPD di Scholz ha capovolto il messaggio politico del partito degli ultimi quindici anni, incentrando la campagna elettorale su una ritrovata leadership, forte di una buona popolarità e della fine dell’era Merkel. Ciò gli ha permesso di osare anche con qualche “azzardo”, lanciando proposte innovative e dal forte impatto sulla società civile come il salario minimo, la patrimoniale e l’accesso paritario alle cure mediche. Non c’è quindi il caso alla base del successo della SPD: alla base della risalita nei sondaggi c’è una partita giocata alla perfezione e un programma politico ambizioso.

Le elezioni in Germania, però, hanno un altro protagonista, i Verdi, e un’altra leader molto quotata, Annalena Baerbock. Nato nel 1980, il partito dei Verdi è salito alla ribalta per le sue posizioni contro le guerre in Medio Oriente e l’energia nucleare. Hanno sempre rappresentato una forza minoritaria, il cui consenso si aggirava attorno al 7%, ma negli ultimi anni, grazie all’attivismo ambientale e alla maggiore copertura dei problemi legati a queste tematiche, il partito è riuscito a imporsi, almeno in Germania, come una formazione in grado di incidere sul peso delle decisioni politiche.

I sondaggi per le elezioni del prossimo 26 settembre assegnano ai Verdi il 17% dei consensi, poco meno della CDU di Laschet. I recenti successi a livello regionale certificano l’ascesa definitiva del partito a competitor per la Cancelleria, per la prima volta nella storia. Il merito di queste rinnovate ambizioni va riconosciuto anche alla nuova leadership di Baerbock. Il suo programma si presenta come molto ambizioso e tocca i nervi scoperti della fine dell’era del carbone – che in Germania è ancora una fonte energetica importante – e delle politiche economiche connesse al processo di crescita delle fonti rinnovabili.

Nonostante una campagna mediatica che si è impegnata a colpire la sua persona più che i contenuti, le ultime gaffes e le inesattezze legate al curriculum ne abbiano ben messo a rischio le prospettive del cancellierato, Baerbock potrebbe essere comunque la prossima inquilina del Palazzo del Reichstag, magari accompagnata da Scholz e dai liberali. Si tratta di un progetto di coalizione a tre – chiamata per l’occasione “coalizione semaforo” – molto complicata da costruire fattivamente, ma che i commentatori tedeschi non tendono ad escludere, soprattutto dopo il sorpasso della SPD sulla CDU. Restano basse, almeno per ora, le possibilità di vedere Die Linke, una formazione di sinistra il cui consenso si aggira attorno al 10%, nella coalizione al posto dei liberali.

Si tratta, comunque, di tre formazioni molto distanti tra loro e che dovrebbero modificare numerose posizioni in politica estera e interna. Sul fronte degli affari internazionali, nonostante l’ammorbidimento delle istanze di Baerbock sull’Unione Europea, le distanze restano notevoli con Scholz e FDP (liberali) sui rapporti con Cina, Russia e NATO. Si registrano frizioni anche dal punto di vista economico, dato che i Verdi preferirebbero che il sistema del Recovery Fund diventasse una prassi di investimento stabile e non una manovra straordinaria. Una posizione che ha creato non pochi malumori tra i liberali. Sui profughi afghani, invece, le distanze sono ancora più evidenti: il ricordo del milione dei profughi siriani è ancora un incubo ricorrente nella mente di Scholz, il cui partito era parte dell’esecutivo Merkel. Baerbock, invece, ha recentemente accusato Merkel di aver abbandonato donne e bambini ai talebani.

La partita per le prossime elezioni in Germania è più aperta che mai. Si preannuncia una fase di lunga ed estenuante mediazione dove conteranno molto di più le rinunce che i candidati saranno pronti a fare che i temi da mettere sul tavolo e i programmi da realizzare. In una situazione del genere nessuna soluzione è da escludere a priori.

Donatello D’Andrea

Classe 1997, lucano doc (non di Lucca), ha conseguito la laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali e frequenta la magistrale in Sistemi di Governo alla Sapienza di Roma. Appassionato di storia, politica e attualità, scrive articoli e cura rubriche per alcune testate italiane e internazionali.

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