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Fonte: salute.gov.it

Durante la quarantena ognuno di noi ha dovuto reiventare le proprie abitudini e impostare nuove routine. In questa esperienza di distanziamento sociale abbiamo modificato il modo in cui vengono organizzate le nostre giornate e secondo gli esperti la vita, anche dopo l’uscita dalla fase emergenziale, non sarà come prima; ne usciremo forse cambiati, addirittura traumatizzati.

L’indagine di Doxa, per esempio, su un panel costituito da 600 intervistati compresi nella fascia d’età 26-50 anni, ha rivelato che il 73% vive il tempo che ha a disposizione come un’occasione per riscoprire hobby e passare più tempo in famiglia rispetto a quando si dovevano rispettare i tempi serrati della vita quotidiana.

Per quanto riguarda invece i consumi alimentari si rileva un dato che ognuno di noi ha potuto constatare durante questi lunghi weekend passati su Instagram: il 74% degli intervistati prepara pizze e focacce e il 50% di essi prepara in casa il pane. La nuova abitudine irrinunciabile della quarantena sembra essere la panificazione, il profumo delle cose fatte in casa per evitare il mondo al di là della mascherina e per non venire in contatto con cibi preparati da altre mani, nel rifugio dei cosiddetti comfort foods, cibi prevalentemente a base di zuccheri che soddisfano la nostra fame nervosa compensativa e che riducono anche la quantità di lievito presente sugli scaffali dei supermercati.

L’atto della panificazione non sembra l’unica abitudine irrinunciabile in quarantena, ma va di pari passo allo shopping online che se in alcuni casi è necessario, data la chiusura della gran parte dei negozi, secondo Forbes ha coinvolto anche chi prima d’ora non lo aveva mai sperimentato.

A questo proposito, se diamo un’occhiata ai bestsellers di Amazon, al primo posto nella categoria Arredamento casa vi è il lettino prendisole, perché se proprio dobbiamo andare al mare circondati da plexiglass è meglio andarci già abbronzati, così da evitare colpi di sole. Nella categoria Elettronica invece il telecomando vocale ha la meglio, così da poter evitare anche il minimo sforzo della digitazione. Il primato del telecomando vocale viene compensato dagli innumerevoli consigli e incentivi allo svolgimento di esercizio fisico, fatto rigorosamente in casa con un tappetino, davanti a un video tutorial, seguendo le orme di Jane Fonda negli anni Ottanta.

L’ultima, ma non per importanza, abitudine irrinunciabile di questa quarantena sono le videochiamate (e le social challenges) da fare ad amici e parenti lontani o vicini, per sentirsi meglio e sperimentare ancora l’ebbrezza della socializzazione nonostante le distanze di sicurezza, come indicato anche dall’OMS tra i suggerimenti per superare lo stress del periodo.  

Costruiamo le giornate intorno a nuove abitudini per evitare di impazzire, perché i ritmi frenetici del mondo contemporaneo non possono essere smaltiti da un giorno all’altro e perché nella privazione della libertà è insito il desiderio di sfidarla, aprire la porta e abbracciare tutti.

E se le nostre abitudini sono cambiate, rimane un po’ quella sensazione di dover riempire le giornate a tutti i costi. Siamo stati bombardati dalla possibilità di imparare a fare cose nuove: corsi di yoga, pilates, social media management, inglese, francese, sanscrito, messi a disposizione dalle innumerevoli piattaforme che abitano l’ecosistema digitale in cui ci muoviamo, e questo può essere un bene, ma anche stressarci ulteriormente se per un giorno proprio non ci va di essere produttivi e operativi.

Se quindi consideriamo un’abitudine come la tendenza a ripetere determinati atti e a rinnovare determinate esperienze, come nella definizione che fornisce Treccani, possiamo dire che la quarantena degli italiani si basa fondamentalmente su due o tre abitudini particolari che li aiutano a percepire di avere una giornata che possa essere definita tale, che ci possa far sentire soddisfatti proprio come quando torniamo a casa da una giornata di lavoro o di studio in biblioteca.

Ma ce n’è davvero bisogno? Dobbiamo per forza sentirci soddisfatti? Dobbiamo per forza riempire le nostre giornate con lieviti di birra e chakra? Forse sì. Stare sul divano tutto il giorno e aspettare che il sole tramonti non è proprio quello che ci consigliano o quello che si può fare in alcuni casi. È anche possibile, però, che questo periodo possa farci riflettere sul modo in cui le abitudini si consolidano nelle nostre giornate, perché proprio in questi mesi abbiamo assistito a come di colpo certe cose che magari non avevamo mai sperimentato siano diventate irrinunciabili e necessarie.

Le nuove cose che abbiamo imparato e le immagini che hanno caratterizzato la narrazione della quarantena resteranno nella storia comune di tutto il mondo; c’è una cosa però di cui non dovremmo dimenticarci e che potrà valere anche dopo la pandemia, e cioè che avere una routine è importante, ma che ricercarla a tutti i costi per vincere la challenge lo è forse un po’ meno, e che il nostro tempo non è soltanto una successione di istanti che scandisce una cottura dall’altra, ma ci appartiene in tutto e per tutto, e che siamo noi a decidere se esso può correre o camminare.

Sabrina Carnemolla

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