Briatore positivo al coronavirus?
Foto: Paul-Henri Cahier / Getty Images - Fonte: rollingstone.it

Non capirò mai la perversa sindrome di Stoccolma che nel momento del bisogno ci spinge, spesso come entità collettiva, popolare, a schierarci in favore dei nostri carnefici, a sguainare la spada in difesa di chi ci massacra salvo poi tornare a uno stato di ribellione permanente una volta ripristinata la condizione di schiavitù. Ancor meno chi pontifica i concetti di lotta di classe e giustizia sociale avendo la rigorosa premura di arrestarsi a un centimetro dal padrone, come un cane che abbaia soltanto finché è tenuto al guinzaglio. Ma non è questa la breaking news di giornata: è una storia che va avanti da un po’ di millenni. Il ricovero di Flavio Briatore, invece, offre lo spunto per tornare sulla pandemia da coronavirus e la sua presunta positività, nelle gabbie d’oro del San Raffaele di Milano, è il pretesto perfetto per innescare la polemica del momento.

Dacci oggi il nostro like quotidiano, e rimetti a noi i nostri followers. La notizia è di quelle ghiotte, e la fonte di quelle autorevoli. È l’Espresso a rivelare in prima battuta il ricovero dell’imprenditore 70enne nella giornata di lunedì, riferendo di condizioni serie ma non al punto da richiedere il trattamento in terapia intensiva. Poi le smentite, la prostatite, la ridda e la ressa, addirittura una telefonata, pubblicata sul Corriere, dello stesso Briatore. Tutto bene, solo un’infiammazione, e quanto al tampone beh, forse, ma nulla di serio. Intanto la notizia ha dilagato e quindi apriti cielo, o meglio apriti Facebook. Non poteva essere altrimenti, con un personaggio del genere: divisivo nella misura in cui può esserlo il potere, sgradevole e inopportuno in ogni modo umanamente concepibile, ma suadente del fascino del successo, dell’omo de panza che prende e pretende, che risolve tutto con uno sventolio di portafoglio e non gradisce ostacoli fra sé e il suo conto in banca. Chiedere all’Agenzia delle Entrate per ulteriori conferme.

Ma Flavio Briatore non è solo questo: è anche il disgustoso autore di dichiarazioni misogine, sessiste, classiste e razziste. Uno che non ha bisogno di presentazioni né di processi sommari, tantomeno di comprensione. Briatore è il prototipo dell’affarista rapace senza scrupoli, convinto che il dominio si ottenga col profitto e che dal profitto consegua il diritto. È lo showman che nel corso delle ultime settimane ha allestito un teatrino per ridicolizzare l’emergenza covid e le misure attuate dal Governo per contenerla, piangendo miseria per la chiusura forzata del Billionaire come non potesse mettere il piatto in tavola e farfugliando le classiche assurdità sul virus che dorme di giorno e contagia di notte. Ma la cronaca racconta tutt’altro, poiché sono una sessantina i dipendenti del Billionaire contagiati dal coronavirus e la situazione nell’intera regione sarda sembra aggravarsi di ora in ora.

Tuttavia è sui social – manco a dirlo – che si è raggiunto il culmine del grottesco. Fra chi esagera in un profluvio di festeggiamenti e chi la prende sull’ironia non potevano mancare gli apostoli del perbenismo, quell’urticante setta di moralizzatori pronti a circoncidere l’etica altrui affinché la propria appaia più grossa. Forse qualcuno si aspettava le lacrime, o una spontanea corale dai balconi di tutta Italia in sostegno del povero Flavio, o che ne so un raduno (magari senza mascherine, tanto non servono a un cazzo, giusto?) presso la finestra del San Raffaele dove l’angelo dai capelli argentei riposa le sue stanche membra e le sue ghiandole infiammate. Non ho ben compreso dove vogliano andare a parare i difensori tout court di Briatore, manco gli stessimo negando un vaccino per il coronavirus in cui magari neppure crede.

Eppure eccolo lì, lo stuolo di ammiratori dell’imprenditore eroe che sfama la sua gente, rabbioso di bava, livido di rancore, con l’indice alzato in segno di verdetto: peccatori, come avete osato? brucerete tutti all’Inferno, sembrano alludere. Ma l’odio di classe viene prima della compassione, per cui mi è veramente difficile provare dispiacere per Briatore; compatisco però il coronavirus che ha dovuto transitare nel suo corpo. E Flavio guarirà, perché nonostante il suo gretto e avido negazionismo può permettersi le cure migliori e ricoveri di lusso. A restare malati di ipocrisia saranno quelli che ieri invocavano la gogna e oggi ne decantano la dignità umana, col solo fine di ostentare una superiorità morale che non gli appartiene.

E sia chiaro: qui nessuno augura la morte a Briatore. La morte, per intenderci, è ciò che di solito la gente come lui augura ai migranti che arrivano nel Mediterraneo o ai dipendenti che non producono abbastanza. Quello che invece mi auguro è che possa provare almeno una volta nella vita ciò che noi comuni mortali chiamiamo “pagare le conseguenze delle proprie azioni”.

Emanuele Tanzilli

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