Salvini e Twitter

Twitter è diventato, ormai, il canale prediletto dal Ministro dell’Interno per le affermazioni, le schermaglie e le dispute politiche. Ma i tweet di Salvini raccontano anche un’altra storia, quella di chi tramite le foto dei piatti di pastasciutta all’osteria vuole veicolare messaggi (proto)politici.

Della strategia comunicativa di Salvini su Twitter abbiamo già scritto, qui invece affronteremo il lato più politico. Vale la pena comunque ricordare come la sentiment analysis venga impiegata per indagare le differenti emozioni suscitate intenzionalmente, sui social network, grazie alle sfumature di linguaggio e al mix delle parole scelto. Riguardo a Salvini ritroviamo così gli “interruttori cognitivi” (i suoi cavalli di battaglia per risvegliare l’attenzione: l’immigrazione, l’islam, i buonisti…) utili per veicolare determinate emozioni al lettore.

Le più importanti e ricorrenti, tra i tweet di Salvini, sono gioia e paura, emozioni opposte ma in questo ambito facce della stessa medaglia: mentre la prima tende a rilassare, la seconda crea volutamente l’effetto opposto. È per questo che il profilo Twitter di Matteo sembra pervaso da un’incoerenza schizofrenica, con salti di scena da un post in trattoria a mangiare (con tanto di “bacione a tutti gli amici”) a un video della polizia che carica degli immigrati su un pullman. E nulla di tutto ciò è casuale.

Salvini e Twitter: il padre, il bene e il male

L’atteggiamento dominante che accompagna i tweet di Salvini è un accentuato paternalismo. Così come il padre deve ergersi a figura risoluta (ma al contempo capace di amare) nella distinzione tra il bene e il male per dare l’esempio alla prole, così Salvini costruisce la sua politica (e di riflesso la sua pagina Twitter) per essere riconosciuto come incontestato decisore del bene e del male nel nostro Paese. Inoltre, non contento di rafforzare la divisione tra ciò che va e ciò che non va, il significato ultimo del comportamento da influencer 2.0 di Salvini è quello di ridefinire le categorie del bene e del male.

Cioè? Il profilo pubblico e virtuale alacremente auto-costruito da Salvini mostra diverse contraddizioni con i valori democratici, che proseguono da anni, dai tempi di Padania is not Italy. Tuttavia questo non significa che il padre si debba adattare per forza alle regole della casa, ma può anche essere la casa a doversi adattare alle sue regole. Gli esempi sul tema sono numerosi, ma il più lampante resta comunqueil caso Diciotti, dove abbiamo (re)imparato che trattenere dei richiedenti asilo su una nave italiana, in un porto italiano e senza alcuna base legale se non il sospetto non confermato, non solo non è reato ma entra a far parte della categoria bene.

Menzogne, de-contestualizzazioni, attacchi personali

I tweet di Salvini ci aiutano quindi a risalire all’essenza della sua politica. Nella costruzione del proprio personaggio (o almeno, quella che hanno pazientemente architettato i suoi storici curatori d’immagine Morisi e Paganella) troviamo alcune caratteristiche ricorrenti, ormai strutturali e funzionali alla comunicazione del leader del Carroccio.

La menzogna: possiamo discuterne per anni, ma checché se ne dica i tweet di Salvini sono spesso e volentieri approssimazioni, imprecisioni, omissioni. Chiamiamoli come vogliamo, resta il fatto che per mille euro (pubblici) al giorno il nostro Ministro dell’Interno ci riempie la bacheca di notizie false, mischiandole a dati oggettivi. Sempre il caso della Diciotti ci viene in soccorso: 137 migranti bloccati su una nave per dieci giorni, la motivazione ufficiale è che il Viminale sostiene l’infiltrazione di possibili terroristi su quella nave. Tutto torna, no? No, infatti il Tribunale dei Ministri non accoglie la versione del Ministero dell’Interno.

La figura dell’immigrato, a causa della sua posizione precaria all’interno del dibattito politico, si presta molto bene a diventare soggetto di metodiche inesattezze e bugie, proferite senza paura dell’opposizione.

Tant’è che tramite un tweet, nel novembre 2018, Salvini lancia l’allarme sulla diffusione di malattie legate agli indumenti infetti degli immigrati presenti sull’Aquarius. La notizia si diffonde, i giornali iniziano a parlarne, ormai è tardi per spiegare, come ha fatto Gianfranco De Maio (che non è un ministro bensì il medico responsabile di MSF), che un tipo di contagio simile (tramite vestiario) è una bufala dal punto di vista medico.

L’off-topic: qui entriamo in una delle pagine più elevate della letteratura del nostro Ministro: accostare fenomeni che non hanno nulla in comune tra loro. Immancabile in questa sezione un video pubblicato il 9 marzo: la didascalia narra di come il giorno prima, all’interno del corteo femminista di una qualche città italiana, alcune “estremiste di sinistra” (categoria farlocca e volutamente indefinita, che si presta alla manipolazione per natura: le donne del PD? Quelle più a sinistra? Forse tutte?) bruciano una bandiera della Lega. Il post, però, contiene un solo hashtag: #primagliitaliani.

Non si può evidentemente perdere l’occasione di rimarcare i punti fondanti della politica leghista, questo anche quando non hanno nulla a che vedere con l’argomento del tweet. Un solo hashtag, per di più fuori contesto. Un errore? Giammai. È doveroso riconoscere che per alcuni follower di Salvini sarà parsa un’occasione unica poter insultare le donne e gli immigrati nello stesso post.

Il terrore (indotto): altro elemento fondante della strategia di Salvini resta la denigrazione dei più deboli, che si presenta con varie sfumature diverse.

C’è l’attacco individuale, che ha visto molte personalità pubbliche passare sotto le forche caudine virtuali dei tweet di Salvini, a partire dalla Boldrini, passando per Luca Casarini della Mar Jonio, per finire con Saviano. L’ultima sullo scrittore anti-mafia? “Ma quanto rosica il chiacchierone”. Un post molto simpatico e che farà certamente dormire Saviano serenamente, visto che chi lo insulta è l’unica figura in Italia in carica di proteggerlo, a partire dalla concessione (o meno) della scorta.

Imprescindibile, un altro genere di attacco “personale” particolarmente in voga è quello contro le ONG e i lavoratori (o volontari) in campo sociale. Quest’ultimo si è rivelato un tentativo molto efficace di criminalizzazione delle pratiche umanitarie, insomma quella “roba” che si frappone tra Salvini e i suoi progetti: l’etica.

Al contempo, oltre allo sfottó, non bisogna dimenticarsi di ricordare ai propri lettori che, oltre praticare la denigrazione, bisogna aver paura. Ma paura di chi? Quando un nemico politico serio e concreto è lontano, quando ormai sono scomparsi i famosi comunisti di Berlusconi, Salvini su Twitter esaspera ogni minima forma di protesta contro la sua presenza in qualche comizio o mercato rionale. Lo scopo è di quello di far percepire al follower (nella vita “reale” come in quella virtuale) l’attacco non più come limitato a Salvini, bensì un atto contro la sicurezza di tutti. In questa narrazione, i centri sociali diventano inconsapevolmente fucine sovietiche in rivolta, pronte a capovolgere l’ordinamento pacifico di cui invece Salvini è il garante. E Twitter il testimone.

Infine, un elemento imprescindibile per rendere effettiva la “politica” fin qui descritta: la coesione del gruppo. I video di Salvini tendono proprio a enfatizzare questa unione di un supposto popolo contro un qualcuno di cattivo, che non ha capito nulla e che è sempre minoritario: finché non si vincono le elezioni e si prende il potere, come ripete quotidianamente il Ministro dell’Interno, non si ha diritto di parola contro il Capitano.

Un esempio tra i tanti viene caricato da Salvini su Twitter il 12 marzo. In esso prende forma un’immotivata ed esagerata lapidazione pubblica nei confronti di un probabile contestatore in una piazza lucana. Un video in cui Salvini zittisce un contestatore, viene applaudito da una piccola e gremita piazzetta, tira in ballo la malasanità in Basilicata: in soli 45 secondi, oggi, in pochi riuscirebbero a parlare della propria politica e a convincere un potenziale elettorato meglio di come lo fa Salvini. Ciò rappresenta il dramma attuale della sinistra, che non ne è ancora riuscita a trovare contro-strategie.

Salvini su Twitter ha costruito un personaggio virtuale che esalta, supporta o viene in soccorso al vero Matteo. La strategia del Ministro dell’Interno è imbattibile e per questo la sua pagina è un flusso continuo di post, senza nemmeno i tempo di riflettere.

Un profilo virtuale, quello su Twitter, che fa di Salvini un cyber molto potente; da un lato è padre e maestro, dall’altro invece nient’altro che lo specchio delle risposte più superficiali alle paure della nostra società. Da un lato plasma, da uno viene plasmato. Possiamo anche scandalizzarci, ma intanto Salvini ha triplicato i follower in meno di due anni. Anche se vediamo la porta, insomma, a noi manca la chiave.

Lorenzo Ghione

5 Commenti

  1. Analisi molto interessante, soprattutto dal punto di vista psicologico.
    Molto ben spiegata sotto tutti gli aspetti della comunicazione twitter del ministro , che pare abbia eletto questo strumento molto limitato poiché si esprime quasi a slogan per la limitetezza dei caratteri, ad unico strumento di comunicazione e ricerca di consenso plebiscitario. Una piazza Venezia virtuale.

  2. Caro Lorenzo, mi piace come scrivi. Diretto personale sincero. E mi piace anche quello che scrivi. Continua sempre a cercare la direzione giusta per incanalare e mettere a frutto la tua intelligenza. Bravo, ragazzo! Cristina

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