Parenting is political: genitorialità e diritti a tempo della
Fonte: Kelli McClintock (Unsplash)

Nel 2021 l’artista argentina Lola Arias ha portato in scena nella città di Bologna “Mother Tongue”, spettacolo teatrale sulle modalità molteplici di concepire e vivere la motherhood nelle sue sfumature più contemporanee. Esso, più che uno spettacolo teatrale, si è presentato come «un’enciclopedia della riproduzione nel XXI secolo, scritta a partire dalle storie di madri migranti, madri e padri trans, madri eterosessuali che hanno fatto ricorso alla fecondazione assistita, lesbiche, padri gay con figli, madri adolescenti, donne che hanno abortito, che hanno adottato, che non vogliono avere figli e molte altre che si chiedono come reinventare la parola madre». Una ridiscussione della famiglia, della maternità e della genitorialità, dunque, come un laboratorio sempre aperto, in costante evoluzione, intendendola come una lotta politica e sociale, come un diritto di tuttə. Il focus si sposta sugli individui e sulle loro storie, sugli inevitabili risvolti di una genitorialità che ha e vuole coinvolgere o escludere sempre più soggetti. La genitorialità è un diritto di tuttə? Oggi, il concetto di famiglia si allarga, muta, si espande, non ha confini netti, ridiscute e oscilla tra la gabbia dell’istituzione e i legami affettivi. Più che di famiglia, come un principio, un’essenza, famiglie – nella sua declinazione plurale – tiene conto della molteplicità delle esperienze, ovvero un “intreccio di storie, affetti, legami, corpi e progetti”. È un diritto messo in discussione.  

Chi ha diritto alla genitorialità? 

In Italia, dopo la recente vittoria del governo Meloni, la questione dei diritti civili e dunque il diritto alla genitorialità si fa sempre più urgente. Da un lato, c’è chi la famiglia la vuole necessariamente etero-cis-occidentale, la cosiddetta “famiglia tradizionale”, la cui tutela e protezione è di recente passata sotto il controllo e la legittimazione del nuovo Ministero della Famiglia, della Natalità e delle Pari Opportunità con la ministra Eugenia Roccella, dall’altro chi è in costante rivendicazione di una visibilità. Tra i suoi pilastri ideologici, un’idea di genitorialità seriale spaventosamente a senso unico, composta cioè dal binomio madre&padre. Nel 2019 il Congresso Mondiale delle Famiglie svoltosi a Verona, consacrava la crema del conservatorismo mondiale. E se la famiglia “tradizionale” tanto agognata da una certa destra si nutre in buona parte di privilegio, in ombra restano quelle famiglie non contemplate nella sfera dell’ordine collettivo: coppie omogenitoriali, genitori single, coppie che non hanno/vogliono figlə. Famiglie che esistono. L’ossessiva retorica di “madre e padre” ha la pretesa di annichilire e svilire famiglie che abitano la quotidianità. Lorenzo Fontana, presidente della Camera dei Deputati, ha così affermato durante un comizio: «Vogliamo un’Europa dove il matrimonio sia tra una mamma e un papà e i bambini vengano dati a una mamma e a un papà, le altre schifezze non le vogliamo neanche sentir nominare». L’idea che persone LGBTQIA+, in coppia o single, possano essere consideratə buoni genitori continua a suscitare profondo sgomento, se non ostilità. La strada è lunga e complessa, ma i cambiamenti non tardano ad arrivare. Lo scorso 16 novembre il tribunale civile di Roma (XVIII Sezione) ha accolto il ricorso da parte di due madri sulla dicitura “neutra” di genitore sulla carta di identità elettronica della propria figlia; il ricorso era stato presentato in precedenza dalle associazioni Famiglie Arcobaleno e Rete Landford. Sarà il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, in qualità di ufficiale del governo, a doverne indicare le qualifiche di “genitore 1” e “genitore 2“. Si è disapplicato, così, il decreto del 31/01/2019 voluto dall’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini, imponendo l’obbligo alle persone che esercitano la responsabilità genitoriale di identificarsi e di essere identificate come “madre e padre”.  

Adozioni ma non per tuttə 

È un riconoscimento importante, ma indice di un percorso tortuoso e in costante pericolo. Il 18 novembre il tribunale di Arezzo ha respinto il ricorso di una coppia di madri lesbiche di Anghiari, in provincia di Arezzo e unite civilmente dal 2021, di essere riconosciute entrambe madri dei loro due gemelli nati nel giugno del 2022. Solo la “madre biologica” può essere riconosciuta e registrata in quanto tale. In pochi giorni, situazioni significative si oppongono e sono un chiaro esempio di come la fortuna giochi con il tuo posizionamento. Non rappresenta una novità che le coppie omosessuali, dopo aver ricorso a cliniche per la fecondazione assistita in altri paesi, si trovino a fronteggiare i vuoti normativi che tutelano i diritti della famiglia e dei figlə.

Cosa vuol dire non essere riconosciutə come genitore? Oltre ad un affronto emotivo, le problematiche legali sono molteplici e tutte racchiuse nel fatto che un solo genitore ne costituisce la tutela. Il diritto all’adozione, in particolar modo, è una battaglia trasversale, poiché esclude, in Italia, sia le coppie omosessuali che le persone single e continua a contemplare la famiglia come quella sancita dal codice civile, ovvero come una “società naturale fondata sul matrimonio”. Basti pensare che, secondo una ricerca condotta dall’Istat nel 2021, le famiglie monogenitoriali sono composte principalmente all’80,9% da donne single. In generale, solo le coppie sposate (eterosessuali) possono realizzare un’adozione legittimante sia nel caso di adozione nazionale che internazionale. Dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili (L. 20/05/2016 n. 76), cosiddetta Legge Cirinnà, non è stata introdotta alcuna legge sulle adozioni, neppure la stepchild adoption che prevede l’adozione del figlə del propriə partner. Sebbene l’adozione sia disciplinata dalla legge n. 184 del 4 maggio 1983 sul diritto del minore a una famiglia, quest’ultima è sempre valida solo nel caso di coppie eterosessuali. Sebbene la magistratura si sia espressa più volte in modo favorevole, la realtà non è sempre così accessibile. Inoltre, l’adozione resta un privilegio sociale non raggiungibile e il gap tra le persone che fanno ricorso all’adozione e quelle che de facto la ottengono, è ancora ampio. Fondamentale è una differenza tra l’adozione e l’affido, che differenziano una situazione permanente da una situazione temporanea. Il più delle volte, la genitorialità ha una scadenza breve.  

Antonia Marcarelli

FONTEAntonia Marcarelli
Ricercatrice e femminista intersezionale, si è laureata in Women’s and Gender Studies presso l’Università di Bologna e l’Universidad de Granada. Si occupa di storia, storiografia e letteratura queer.

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