Eutanasia Legale
Referendum Eutanasia Legale (foto scattata da Angelo Andrea Vegliante)

L’eutanasia è un argomento controverso, che divide a metà l’opinione pubblica italiana. Alcune persone affermano che dovrebbe essere legalizzata per dare a ogni individuo il diritto di scegliere come e quando morire in caso di malattia terminale o sofferenza insopportabile, altri invece sostengono sia contraria ai valori morali e religiosi della società italiana.

Ad oggi, l’eutanasia è illegale in Italia e le norme sull’accanimento terapeutico e la sedazione palliativa sono le uniche forme di assistenza medica di fine vita previste dalla legge.

Differenza tra eutanasia e suicidio assistito

Un’importante distinzione da fare è quella tra eutanasia e suicidio assistito: l’eutanasia consiste nell’interruzione della vita di un paziente con una malattia incurabile o in fase terminale e non necessita della partecipazione attiva del soggetto interessato. Esistono due tipi di eutanasia: quella attiva, in cui si utilizzano farmaci per causare la morte del paziente, e quella passiva, in cui si interrompono le cure mediche che lo tengono in vita. Nel caso del suicidio assistito, invece, la persona malata deve assumere in maniera autonoma il farmaco letale.

In alcuni Paesi, l’eutanasia è legale con determinate restrizioni, mentre il suicidio assistito spesso è illegale. L’eutanasia attiva è legale in Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna, mentre l’eutanasia passiva è legale in India, Canada, Messico, Australia e Ungheria (in quest’ultimo caso è consentita solo su richiesta del paziente). Il suicidio assistito, invece, è legale in Svizzera, Colombia e in alcuni stati degli USA (Washington, Oregon, Vermont, Montana e California).

In Italia, l’eutanasia e il suicidio assistito sono illegali. Tuttavia, la legge consente di interrompere le cure mediche considerate inutili o dannose, a condizione che ci sia il consenso del paziente o, in caso di incapacità, dei suoi rappresentanti legali. Ciò significa che è possibile interrompere le cure mediche che non producono benefici per il paziente, ma solo per evitare sofferenze inutili e non per causarne la morte.

L’Associazione Luca Coscioni e il referendum sull’eutanasia

Mina Welby durante una manifestazione per l'eutanasia legale con l'Associazione Luca Coscioni
Mina Welby durante una manifestazione per l’eutanasia legale con l’Associazione Luca Coscioni (fonte: Getty Images – Simona Granati)

L’Associazione Luca Coscioni è un’organizzazione no profit che si batte per la libertà di scelta delle persone in materia di fine vita. È stata fondata nel 2002 da Luca Coscioni, un politico appartenente al Partito Radicale e attivista per i diritti umani che soffriva di sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2006, Luca Coscioni ha lottato per il diritto all’eutanasia, diventando un simbolo e un ideale per molte persone.

L’associazione è impegnata in diverse attività per promuovere e difendere il diritto all’autodeterminazione e alla libertà di scelta terapeutica sul fine vita, tra cui campagne di sensibilizzazione, incontri con i parlamentari e presentazione di proposte di legge per legalizzare l’eutanasia in Italia.

L’Associazione Luca Coscioni è anche stata il promotore del Referendum Eutanasia Legale, il referendum di iniziativa popolare che mirava all’abrogazione parziale dell’articolo 579 del codice penale (omicidio del consenziente), punito con la reclusione dai sei ai quindici anni. Da giungo a settembre 2021 furono raccolte 1.239.423 firme, un numero di gran lunga superiore rispetto alle 500.000 necessarie. Il 15 febbraio 2022, la Corte Costituzionale ha però dichiarato inammissibile tale referendum perché «a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili».

Nonostante la questione si sia quindi conclusa con un nulla di fatto, la grande partecipazione alla raccolta firme mostra una forte richiesta di maggiore autonomia e controllo sulla propria vita e sulla propria fine da parte dei cittadini italiani.

Tante sentenze, ma nessuna legge

Lo scopo del Referendum Eutanasia Legale era quello di colmare un vuoto legislativo messo in luce dall’ordinanza 207 del 2018, in cui la Corte costituzionale sollecitava il Parlamento italiano a legiferare in merito alla materia del fine vita, e dalla sentenza 242 del 2019, in cui si è stabilito che la condotta di chi aiuta al suicidio «non è punibile ai sensi dell’articolo 580 (istigazione e aiuto al suicidio) del codice penale, a determinate condizioni», nello specifico, non è punibile «chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli». Tale sentenza riguarda il caso di Fabiano Antoniani e del procedimento penale a carico di Marco Cappato per aiuto al suicidio. 

Dj Fabo, il cui vero nome era Fabiano Antoniani, era stato reso paraplegico e cieco a causa di un incidente d’auto nel 2014. Nel 2017, Dj Fabo decise di porre fine alla sua vita in Svizzera, dove l’eutanasia è legale. Marco Cappato, un attivista e politico italiano noto per la sua attività a favore dell’eutanasia, ha accompagnato Dj Fabo in Svizzera e per questo è stato successivamente accusato di istigazione e aiuto al suicidio. Marco Cappato era stato rinviato a giudizio dopo essersi autodenunciato al suo ritorno in Italia.

Marco Cappato durante il processo, il 17 gennaio 2018
Marco Cappato durante il processo, il 17 gennaio 2018 (fonte: Associazione Luca Coscioni)

Il caso di Dj Fabo ha sollevato molte discussioni sull’accanimento terapeutico e sui diritti delle persone malate terminali. Tuttavia, è solo uno dei tanti casi in cui sono i giudici a dover valutare singolarmente caso per caso, siccome una legge in merito non esiste.

Nel 2022 altri due casi hanno scosso l’opinione pubblica, continuando a tenere alta l’attenzione sull’argomento. Si tratta di Fabio Ridolfi, affetto da tetraparesi e morto in un hospice di Fossombrone (in provincia di Pesaro Urbino) dopo aver chiesto la sedazione profonda, e di Elena, malata di tumore e morta in Svizzera tramite suicidio assistito.

In seguito alla grande pressione mediatica, a marzo del 2022 la proposta di legge Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita è stata approvata dalla Camera dei Deputati con 253 voti a favore, 117 contrari e 1 astenuto, ma non è stata ancora stata discussa al Senato.

È importante ricordare che una legge in merito all’eutanasia non permetterebbe di morire, ma di scegliere di che morte morire, decidendo come e fino a che punto vivere la propria malattia. Dunque, restiamo in attesa di una risposta da parte della politica, sperando di non dover attendere così a lungo da dover cercare la libertà di porre fine alle nostre vite oltre i confini italiani, lontani dai nostri cari.

Matthew Andrea D’Alessio

Sono nato nel 1999 e ho trascorso la mia infanzia leggendo libri e scrivendo storie. Questa passione mi ha spinto a intraprendere gli studi umanistici all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove mi sono laureato in lingue e letterature straniere. Convinto che la conoscenza debba essere alla portata di tutti, collaboro con Libero Pensiero per diffondere l’informazione nel rispetto dell’obiettività giornalistica.

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