Barcellona, Messi

Dopo anni di dominio della scena internazionale, il Barcellona è forse alle prese con il momento peggiore della sua storia calcistica. E con Messi che ormai non è altro che un nostalgico ricordo, l’unica speranza si chiama cantera.

Che il Barcellona abbia alle spalle una storia gloriosa non può negarlo nessuno. Pur volendo, si farebbe molta fatica ad elencare tutti i campioni passati dal Camp Nou e che hanno lasciato il segno. Senza andare troppo indietro nel tempo, oltre ai più recenti Messi, Iniesta, Xavi e Puyol, si ricordano i gol e le prodezze dei vari Ronaldo, Rivaldo, dello straripante Eto’o e del mago Ronaldinho, solo per citarne alcuni. Si ricordano le panchine di Louis Van Gaal, Franck Rijkaard e soprattutto di Pep Guardiola. Si ricorda soprattutto il celebre Tiki-Taka, lanciato dal tecnico catalano e poi sostanzialmente ripreso da chiunque gli sia succeduto sulla panchina. Proprio il tiki-taka è stato l’emblema di una squadra che aveva sì il dovere di vincere, ma allo stesso tempo di incantare il proprio pubblico e di regalare spettacolo a tutti gli appassionati di calcio. Quel sistema di gioco fatto di una rete fitta di passaggi e di scambi, che partiva dal basso e che vedeva tutti i componenti della squadra coinvolti ha di fatto lanciato un nuovo stile di gioco e influenzato tutti gli anni a venire. Con il Tiki-Taka, con il falso nueve, con la partecipazione del portiere alla costruzione dal basso, il calcio è cambiato per sempre. E la caratteristica del tiki-taka era che, oltre ad essere spettacolare, era anche efficace.

Nessuno ha mai avuto dubbi sul fatto che per almeno un decennio il Barcellona sia stata la squadra da battere che ha dominato la scena calcistica mondiale, e le quattro Champions League vinte nel periodo 2006-2015 ne sono la conferma. Certo, altra caratteristica essenziale del tiki-taka è che per attuarlo si ha bisogno degli interpreti giusti. Ma quando si ha in squadra una figura come Leo Messi tutto diventa più semplice. Se poi quella figura è supportata da maestri del centrocampo come Iniesta e Xavi, allora potrebbe addirittura essere una passeggiata.

Oggi quei tempi d’oro per il Barcellona sembrano essere davvero finiti. La recente partenza di Messi ha lasciato un vuoto incolmabile. Eppure, va detto che i problemi del Barcellona sono iniziati quando Messi ancora vestiva la camiseta blaugrana. L’addio dell’argentino è stato solo il culmine di annate disastrose iniziate dopo la vittoria di quella che è tuttora l’ultima Champions in bacheca, quella dell’estate 2015 ai danni della Juventus. Dopo quel 3-1 alla Juve sono arrivate quattro eliminazioni ai quarti e una in semifinale. Dalla stagione 2016, infatti, i blaugrana, che in Champions sono sempre stati il principale spauracchio unitamente forse soltanto al Real Madrid, diventano i protagonisti di una serie di deludenti, nonché umilianti ed inaspettate sconfitte. Nell’ordine, Atlético Madrid, Juventus, Roma, Liverpool, Bayern Monaco e PSG si sbarazzano del Barcellona in alcuni casi senza problemi e in altri casi dando vita a delle rimonte che rimarranno per sempre nella storia del calcio. In particolare, resteranno per sempre clamorose le sconfitte rimediate all’Olimpico nel 2018 e ad Anfield nel 2019, quando in entrambi i casi il Barcellona partiva da un nettissimo vantaggio procurato nella gara di andata e ribaltato inspiegabilmente in quella di ritorno. La figuraccia rimediata poi contro il Bayern Monaco nel 2020 (8-2) e la pesante eliminazione subita per mano del PSG lo scorso marzo (1-4 al Camp Nou) hanno poi definitivamente fatto luce su quella che era una situazione ormai divenuta disastrosa.

Il Barcellona di oggi è una squadra che sembra ormai solo saper perdere, e lo dimostrano le ulteriori, non meno pesanti, sconfitte rimediate nelle prime due uscite della corrente edizione della Champions League. Due netti 3-0 rimediati – ancora – dal Bayern e dal non irresistibile Benfica. L’allenatore Koeman ha affermato che Messi aveva finora mascherato i problemi del Barcellona, lasciando intendere che la squadra, e con essa il progetto, erano in declino già da tempo. Ma è veramente così? La sensazione è che il declino del Barça sia iniziato quando la società si è resa protagonista di una serie di errori di valutazione imperdonabili sul mercato e in panchina.

Anzitutto, il talento argentino nel corso degli anni è stato via via privato di quelli che erano i migliori interpreti del gioco stellato del Barca. Perché il Barcellona senza Messi forse avrebbe vinto poco e niente, ma è anche vero che Messi senza il Barcellona forse non sarebbe riuscito a raggiungere tutti i successi e i record per cui lo conosciamo. L’addio di Xavi e Iniesta prima e, in particolare, le partenze forzate di Neymar e Suarez hanno influito molto sui risultati della squadra e le prestazioni del capitano della nazionale argentina. Pur essendo comprensibile il bisogno di una società di fare cassa e quindi di vendere Neymar al PSG per una cifra esorbitante, ciò che lascia perplessi è l’atteggiamento tenuto dal Barcellona nel cercare il suo sostituto. La dirigenza rifiutò Kylian Mbappé e Erling Haaland, che nel frattempo sono esplosi anche in campo internazionale, preferendo concentrarsi su Coutinho, prima, e Dembelé, poi, entrambi rivelatisi non all’altezza di vestire la maglia blaugrana né tantomeno di poter essere i degni sostituti di Neymar.

Fu questa una delle mosse che hanno poi dimostrato la poca lucidità del Barcellona in sede di mercato. Specie se si considera che i due acquisti sono costati complessivamente 260 milioni, cifra peraltro superiore all’incasso ottenuto per O’Ney. Poco lucida anche la scelta di lasciar partire un altro baluardo dell’attacco blaugrana, Luis Suarez, rivelatosi poi fondamentale per la vittoria della Liga da parte dell’Atletico Madrid lo scorso anno e che a 34 anni ancora dimostra di poter fare la differenza. E altrettanto poco lucido è apparso l’investimento su Griezmann, pagato 120 milioni nel 2019 e clamorosamente rivenduto all’Atletico Madrid questa estate per appena 40 milioni, dopo due stagioni in blaugrana alquanto deludenti che hanno dimostrato, al contrario del suo attuale compagno di squadra uruguaiano, che le petit diable non era forse pronto a gestire il peso della maglia né a convivere con la presenza ingombrante di Leo Messi.

Ma alle scelte errate sul mercato si sono accompagnate anche scelte rivedibili in panchina. Dopo l’addio di Luis Enrique, ultimo allenatore vincente in Champions, e l’esonero di Valverde, nonostante due campionati vinti consecutivamente, nel 2020 il Barcellona ha affidato prima la panchina a Quique Setién, rimasto appena 8 mesi, e poi a Ronald Koeman, la cui panchina tra l’altro sembra inevitabilmente traballare in seguito ai pessimi risultati raggiunti soprattutto in Champions e alla netta sconfitta rimediata per mano dell’Atletico Madrid nell’ultimo turno di Liga. Alla luce di questa ennesima discutibile scelta, la sensazione è che a breve il Barcellona annuncerà un nuovo allenatore.

Tuttavia, va detto che i problemi del Barcellona non hanno origine esclusivamente nelle errate scelte di mercato. Un aspetto fondamentale da tenere in considerazione è quello legato ai seri problemi finanziari che il club sta affrontando. Il presidente Laporta ha recentemente rivelato che il club è alle prese con una perdita di 481 milioni di euro e un patrimonio netto in negativo di oltre 450 milioni. A tal riguardo, la ristrutturazione del Camp Nou e la chiusura al pubblico durante la pandemia non hanno aiutato. In più, i limiti relativi ai termini contrattuali imposti dalla Liga non hanno agevolato la situazione: alla chiusura di ogni sessione di mercato la Liga stabilisce quanto i club possono spendere per gli stipendi relativi alla prima squadra in relazione alla previsione degli introiti.

Quest’anno il limite di spesa del Barcellona per gli stipendi è stato fissato a 97 milioni di euro, circa 285 milioni meno rispetto ad un anno fa. Di fronte a numeri del genere sembra quasi impossibile mantenere un club ad alti livelli di competitività, e sono proprio questi numeri a spiegare, forse almeno in parte, l’addio di Messi arrivato al termine di una negoziazione iniziata e finita male. Se l’argentino fosse rimasto, il club avrebbe dovuto riservagli gran parte del tetto salariale (sebbene il presidente Laporta abbia dichiarato di aver sperato fino all’ultimo che il Dieci potesse rimanere gratuitamente o con uno stipendio assai modesto, solo per amore per la maglia). Si pensi che vari giocatori come Piqué e Sergi Roberto hanno dovuto ridursi l’ingaggio per permettere il tesseramento dei nuovi acquisti, tra cui e Agüero, tra l’altro non ancora impiegato quest’anno a causa di un infortunio.

Insomma, il Barcellona è nel mezzo di un lento ed inesorabile declino dal quale difficilmente potrà uscire nell’immediato. L’unica speranza del club risiede nelle promesse della cantera, come sostenuto dallo stesso Piqué. Ansu Fati, il quale si è preso la responsabilità di indossare la maglia numero 10, e Pedri su tutti, oltre ai vari Eric Garcia, Riqui Puig, Gavi, Oscar Mingueza, Alex Balde, Yusuf Demir, Sergiño Dest e Ronald Araujo possono certamente contribuire alla rinascita blaugrana, per la quale però occorrerà sicuramente attendere qualche anno. In attesa di capire come e se il Barça rinascerà, resta il fatto che Messi è ormai solo un nostalgico ricordo tra le strade di Barcellona. E resta il fatto che le nuove leve della cantera hanno ancora tutto da dimostrare, tenendo a mente che ripetere ciò che l’argentino ha fatto è ai limiti del possibile.

Amedeo Polichetti

fonte immagine in evidenza: calciomercato.com

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