Cop26: la Conferenza sul clima giorno per giorno
Foto di Goran Horvat da Pixabay

Lo scorso 31 ottobre ha avuto inizio la Cop26, la ventiseiesima Conferenza sul clima. Dopo dieci giorni dall’apertura del summit, che vede la partecipazione di circa 30.000 delegati provenienti da tutto il mondo, tra cui Capi di Stato, attivisti e scienziati, le iniziali sensazioni di un possibile fallimento da parte dei Paesi impegnati si stanno trasformando in una triste realtà. L’arrivo in pompa magna, con tanto di jet privati, dei potenti del mondo rappresenta in toto l’ipocrisia che permea la Conferenza sul clima di Glasgow e a causa della quale la Cop26 sarà ricordata con molta probabilità come l’ennesima occasione sprecata. I rappresentati politici degli Stati Membri dell’UNFCCC, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, stanno confermando che il «Bla,bla,bla» contestato da Greta Thunberg e dai giovani attivisti ambientali non è purtroppo solo retorica.

Cop26: diario di bordo

31 ottobre 2021

L’arrivo della solenne processione composta da oltre 400 jet privati appartenenti a Capi di Stato e Vip (tra cui Jeff Bezos con il suo Gulf Stream da ben 56 milioni di euro) è stato causa di un ingorgo nell’aeroporto di Glasgow. Una manifesta ipocrisia ecologica denunciata da La Repubblica secondo cui «La flotta di jet privati in arrivo per la COP26 genererà 13.000 tonnellate di emissioni di CO2, l’equivalente della quantità prodotta da più di 1.600 inglesi in un anno».

1 novembre 2021

Ambiguità ambientalista a parte, la prima giornata della Cop26 ha visto i Capi di Stato impegnati in convinte dichiarazioni a favore della tutela ambientale e della riduzione delle emissioni climalteranti. Tutti d’accordo, o quasi. Non sorprendono infatti le dichiarazioni dei delegati di Paesi quali Russia, Arabia Saudita, Cina e India che, come in già ribadito durante il fallimentare G20 di Roma, non intendono firmare alcun accordo vincolante riguardante il taglio totale delle emissioni entro il 2050. Mentre il Presidente cinese Xi Jinping rimanda l’obiettivo net-zero al 2060, Narendra Modi, Primo ministro dell’India, rinvia il raggiungimento della neutralità climatica al 2070. Procrastinazione accompagnata dalle pesanti assenze del leader cinese ma anche di quello russo, Vladimir Putin. Una scelta aspramente criticata dal presidente statunitense Joe Biden che ha dichiarato «La questione più importante che ha preso l’attenzione del mondo è il clima. Dall’Islanda all’Australia, è una questione gigantesca, e la Cina ha scelto di non esserci. Come fai a fare questo e affermare di essere in grado di avere la leadership? E la stessa cosa vale per Putin».

2 novembre 2021

Conclusasi la prima giornata tra annunci eclatanti, buone intenzioni e immancabili accuse tra leader mondiali, il due novembre, giorno finale del World Leaders Summit, la Cop26 è entrata nel vivo delle trattative. Tra gli obiettivi raggiunti durante l’ultima riunione dei Capi di Stato spicca lo stop alla deforestazione entro il 2030. Oltre cento Paesi hanno infatti firmato una dichiarazione con la quale si impegneranno ad arrestare e invertire il degrado delle foreste. Un traguardo importante se si considera che le nazioni interessate dal trattato ospitano l’85% dei boschi su scala globale. Un risultato che però non soddisfa tutti. Eleonora Evi, co-portavoce di Europa Verde, ha infatti criticato tale provvedimento: «La distruzione delle foreste tropicali va fermata subito non entro il 2030 e l’unica strada per l’Europa è accelerare il divieto di importazioni in UE di prodotti che hanno causato deforestazione, come soia, carne e biocarburanti».

L’Eu Catalyst Partnership e il Global Methane Pledge rappresentano i due ulteriori traguardi raggiunti durante la seconda giornata della Cop26. Attraverso il partenariato UE-Catalyst, l’Unione Europea e il proprietario di Microsoft, Bill Gates, hanno raggiunto un accordo riguardante lo stanziamento di 1 miliardo di dollari per i progetti utili allo sviluppo di tecnologie in grado di facilitare il raggiungimento degli obiettivi climatici UE 2030. Con il Global Methane Pledge «I Paesi si impegnano a raggiungere l’obiettivo collettivo di ridurre le emissioni globali di metano di almeno il 30 percento rispetto ai livelli del 2020 entro il 2030».

3 novembre 2021

Terza giornata incentrata sulla finanza per il clima. Mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto degli 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali tramite interventi della finanza pubblica e privata è possibile. Lo ha confermato l’inviato Onu per clima e finanza Mark Carney secondo cui «Serviranno mille miliardi di dollari l’anno di investimenti nei Paesi in via di sviluppo per fermare la crisi climatica» attraverso «nuove strutture di finanza mista, piattaforme per portare insieme pubblico e privato». Nello scorso aprile, Carney, ex governatore della Bank of England, diede vita alla Glasgow Financial Alliance for Net Zero, una coalizione di banche che punta ad accelerare la transizione verso un’economia a emissioni zero. Ad oggi la Gfanz include 450 società finanziarie responsabili di attività per oltre 130mila miliardi di dollari ovvero il 40% dei capitali finanziari su scala mondiale. Le aziende che aderiranno alla coalizione dovranno «utilizzare linee guida scientifiche per raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050, coprire tutti gli ambiti di emissione, includere obiettivi intermedi per il 2030 e impegnarsi a rendicontazione e contabilità trasparenti in linea con i criteri Race to Zero».

Utilizzando le parole di Greta Thunberg, i maggiori rappresentanti del capitalismo mondiale tentano quindi di «risolvere la crisi con gli stessi metodi che ci hanno portato alla situazione attuale». Il sistema capitalistico, basato sul sovra-sfruttamento delle risorse naturali e sulla distruzione degli ecosistemi, tenta miseramente di dipingersi di verde e di dare soluzioni a problemi che lo stesso capitalismo ha creato. Non basterà infatti stanziare trilioni di dollari per combattere la crisi climatica. Occorrerà invece abbattere la cultura consumistica, pilastro del capitalismo, a favore di stili di vita sostenibili che favoriscano l’economia circolare.

4 novembre 2021

Energia pulita e stop ai sussidi alle fonti fossili: la quarta giornata della Cop26 ha avuto inizio con l’impegno di 190 Paesi nell’abbandonare il carbone entro il 2030. Un traguardo importante ma che arriva in colpevole ritardo poiché, come denunciato dall’Unep, l’obiettivo di rimanere sotto gli 1,5°C di aumento delle temperature globali entro la fine del secolo sarà molto probabilmente mancato. Intanto l’Italia, insieme ad altri 24 Paesi, si è impegnata a porre fine al finanziamento riguardante il settore energetico alimentato da combustibili fossili. Tra le alternative al carbone non si esclude un ritorno (in molti casi una conferma e quindi nuovi investimenti) al nucleare. Per Jacob Werksman, capo-negoziatore per la Commissione europea alla Cop26, «Molti dei nostri Stati membri hanno il nucleare nel loro mix energetico e la cosa più importante per la Commissione è garantire che l’uso della tecnologia nucleare sia conforme agli standard di sicurezza».

5/6 novembre 2021

Venerdì per il futuro. Quinta giornata incentrata sui giovani, ovvero su coloro che più di tutti pagheranno le conseguenze della crisi climatica. La notizia riguardante l’enorme impronta ecologica dell’1% più ricco della Terra apre lo sciopero per il clima del movimento Fridays For Future. Non si sono fatte attendere le dure accuse di Greta Thunberg nei confronti della Conferenza sul Clima: «Questa non è più una conferenza sul clima. È un festival del greenwashing per i Paesi ricchi. Una celebrazione di due settimane di affari come al solito e bla bla». Critiche severe anche dall’attivista ugandese Vanessa Nakate: «Quanto dovrà passare prima che i leader delle nazioni capiranno che la loro inazione distrugge l’ambiente? Siamo in una crisi, un disastro che avviene ogni giorno. L’Africa è responsabile del 3% delle emissioni storiche, ma soffre il peso maggiore della crisi climatica. Ma come può esserci giustizia climatica se non ascoltano i Paesi più colpiti? Noi continueremo a lottare».

Da Glasgow a Seul, da Nairobi a Lima: la protesta pacifica per il clima è proseguita durante la sesta giornata della Cop26. Nonostante le manifestazioni registrate in oltre 200 città in tutto il mondo e i milioni di giovani che pretendono giustizia climatica, i potenti del mondo continuano a ignorare la richiesta di aiuti immediati alle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo, vittime maggiori degli effetti dei cambiamenti climatici.

8 novembre 2021

Dopo lo stop domenicale, i partecipanti alla Cop26 hanno ripreso le attività riunendosi in gruppi di lavoro utili alla concretizzazione degli annunci echeggianti della prima settimana. La settima giornata della Conferenza sul clima apre la seconda settimana da cui dipenderà l’esito finale dell’intera Cop26. Sei giorni decisivi in cui i ministri dei Paesi partecipanti affiancheranno i delegati affinché ai “bla bla bla” denunciati da Greta Thunberg e dai giovani attivisti ambientali, seguano azioni concrete.

Una giornata che ha visto la partecipazione dell’ex Presidente degli Usa, Barack Obama che, tra accuse di negazionismo climatico rivolte a Donal Trump e i soliti ipocriti inviti diretti ai giovani, ha subito un duro attacco da Vanessa Nakate. «Quando avevo 13 anni, nel 2009, avevi promesso 100 miliardi di dollari per finanziare la lotta al cambiamento climatico. Gli Stati Uniti hanno tradito le loro promesse, questo costerà perdite di vite umane in Africa. Il Paese più ricco della Terra non contribuisce abbastanza ai fondi salvavita. Tu vuoi incontrare i giovani della Cop26. Noi vogliamo i fatti» ha twittato la giovane attivista ugandese.

A tre giorni dalla fine della Cop26 non resta che riporre fiducia nell’operato dei delegati tecnici da cui dipenderà non solo l’esito della Conferenza di Glasgow, ma anche e soprattutto il futuro della società umana. La notizia secondo cui il numero di persone destinate a essere colpite in modo fatale dagli effetti dei cambiamenti climatici potrebbe salire dai 68 milioni previsti oggi a un miliardo in uno scenario con un aumento della temperatura globale di 2°C, evidenzia la necessità immediata di azioni concrete. Continuare a rimandare ciò che doveva essere fatto decenni fa vuol dire condannare la specie umana a estinzione certa. Agire è un dovere, procrastinare un crimine.

Marco Pisano

Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

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