Allegri

Se non sono state le tre settimane più dure dell’avventura di Allegri sulla panchina della Juventus poco ci manca. Da qualche minuto prima delle 23 di mercoledì 20 febbraio, cioè subito dopo il fischio finale della gara di andata dei bianconeri in casa dell’Atletico Madrid, c’è stato un vero e proprio tiro a bersaglio nei confronti del tecnico livornese. Tre settimane dove Max ha pensato, incamerato e provato mille soluzioni, cercando di preparare al meglio la difficile partita di ritorno.

Tralasciando la retorica, non sarà stato per nulla facile essere Allegri in questi fatidici venti giorni: critiche da ogni fronte sono arrivate all’allenatore livornese su aspetti tattici e tecnici. Quanti in questo periodo non hanno dubitato sull’operato dell’ex Milan? I suoi fedeli difensori si contano sulle dita di una mano. Allegri in silenzio, nel frattempo, in testa aveva solo il match di ritorno. La storia europea della Juventus, inoltre, non era dalla sua parte. Mai i bianconeri avevano ribaltato un 2-0 esterno dopo il primo round e, in più, la prestazione offerta nella gara di andata lasciava perplessi anche i più ottimisti. Insomma, vi erano tutte le premesse per il compimento di un’impresa da scrivere negli annali. E impresa è stata. 3-0 lampeggiavano i tabelloni dello Stadium al fischio finale. Tripletta di sua maestà Ronaldo. Uno che di imprese se ne intende. Uno che due stagioni fa eliminò lo stesso Atletico con una tripletta al Bernabeu, ai tempi del Real.

Perché la qualificazione è merito di Allegri

Allegri
Massimiliano Allegri, 51 anni [foto: tuttosport.com]

«Era la gara che avevo intenzione di impostare all’andata, ma poi ho cambiato gli uomini». Allegri ha così affermato nel post gara. E i cambi tattici e tecnici sono stati gli ingredienti principali della remuntada. La Juventus, in vista dell’ottavo di finale, proveniva dalla vittoria sofferta e un po’ fortunosa contro la Lazio, dal pareggio casalingo con il Parma e dalla fragorosa eliminazione in Coppa Italia per mano dell’Atalanta, prima che il calendario gli regalasse turni agevoli contro Sassuolo e Frosinone. Sfide che hanno denotato un livello non certo alto di condizione e di attenzione, segnali che si sono rivelati realtà al “Wanda Metropolitano”, quando, nonostante un discreto primo tempo, la Juventus crolla sotto lo strapotere fisico biancorosso, lasciando campo libero alle ripartenze e solo l’imprecisione degli attaccanti di Simeone hanno permesso che il risultato non diventasse più pesante.


«Se giocassimo fra una settimana saremmo eliminati, ma abbiamo 20 giorni per prepararla bene e conquistare la qualificazione». Le parole di Allegri dopo il 2-0 rappresentavano la convinzione di chi, nonostante le difficoltà palesate in gara, stava già studiando le mosse per il ritorno. Eppure le prestazioni di Bologna e Napoli sembravano confermare il periodo no della Juventus, nonostante la conquista dei sei punti in palio. E invece, fuori De Sciglio e Alex Sadro, rispetitivamente per infortunio e squalifica, dentro Cancelo e Spinazzola; in panchina anche Betancur e Dybala, al loro posto Emre Can e Bernardeschi. Non potevano rivelarsi scelte più azzeccate. 4-4-2 in fase di non possesso, con Emre Can leggermente più arretrato a vincere ogni duello, aereo e non, con gli avversari, con Bernardeschi a dare manforte a Cancelo in fase di ripiegamento. 3-4-1-2 con sempre il tedesco Can ad abbassarsi sulla linea difensiva in fase di impostazione, lasciando al terzino portoghese e Spinazzola di fare praticamente le ali, con ancora Bernardeschi a svariare sulla trequarti. Proprio la formidabile gara dell’ex viola è stato il grimaldello per scardinare una delle migliori difese d’Europa. Senza dare punto di riferimento, il numero 33 è stato l’incubo dei terzini dei colchoneros, di Juanfran quando partiva da destra, del colombiano Arias, quando era sul lato sinistro  ̶̶ zona del campo da dove è partito il cross del primo gol di Ronaldo. Un’impostazione tattica studiata dal tecnico livornese come la posizione dell’ex Liverpool, Emre Can, che con il suo movimento a fisarmonica fra centrocampo e linea difensiva, a seconda delle due fasi, ha permesso alla Juventus di attaccare con tanti uomini senza lasciar nulla alle ripartenze dell’Atletico. Le assenze per squalifica di Diego Costa e Thomas, bisogna ammettere, sono state una vera e propria croce per Simeone che ha perso fisicità e tecnica nel suo scacchiere ideale, senza riuscire a trovare rimedio, nonostante il tecnico argentino avesse più volte sottolineato, nelle conferenze pre-gara, come si aspettasse una partita del genere da parte della Juventus. Ancora un punto a favore di Allegri, quindi, che ha sovrastato il suo rivale tatticamente con il suo pragmatismo. Proprio con le armi del Cholo, allenatore divenuto da poco il più pagato al mondo, il condottiero juventino ha annichilito il suo omologo, con la buona pace chi in queste tre settimane ha fatto sedere sulla panchina della Juventus una moltitudine di allenatori, tranne l’allenatore livornese.

«Ci vogliono dottori bravi, ma molto bravi». In riferimento a chi non ha perso tempo ad attaccare l’operato del tecnico bianconero, dimenticando troppo in fretta i trionfi delle ultime stagioni e le finali di Champions raggiunte. Non deve essere stato assolutamente facile vivere da Allegri in queste ultime tre settimane. È stato quasi impossibile non ritornare almeno un attimo alle ulteriori critiche ricevute sul gioco, all’incompatibilità fra Ronaldo e Dybala, alle spese effettuate nel mercato estivo dalla proprietà. Responsabilità e pressioni che il buon Max si è fatto scivolare di dosso, effettuando la rispettabile scelta di chiudere i propri canali social, divenuti ormai terreno infesto di attacchi demenziali e pesanti insulti.

Prima di pensare al quarto di finale con l’Ajax  ̶̶ sorteggiato poche ore fa dall’urna di Nyon ̶̶ e con il campionato praticamente chiuso, ora Max si godrà il suo trionfo, perché se Ronaldo passerà alla storia grazie alle sue prodezze, se Bernardeschi ed Emre Can hanno disputato la loro miglior prestazione con la maglia della Juventus, molto lo si deve a quell’uomo seduto sulla panchina. Allegri ha dimostrato ancora una volta in modo inconfutabile il suo valore e, con la classica ironia che lo contraddistingue, starà osservando la lunga fila dei detrattori, già in attesa della prossima occasione per ricomparire o, perché no, del loro turno da un bravo dottore.

Fonte immagine in evidenza: gazzetta.it

Ivan D’Ercole

CONDIVIDI
Avatar
Laureando in Scienze Politiche presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, amo la storia e nutro un profondo interesse per la politica e la geopolitica. Lo Sport è la mia passione, il Calcio la mia vita, conoscere e raccontare le sue storie più belle il mio obiettivo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here