Bike-in, la nuova frontiera dei concerti ecologici, non solo durante il Covid
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Il periodo della pandemia ci ha costretto a rivedere il concetto di “aggregazione”: se prima ci si poteva riunire senza pensare alle conseguenze, ora, data la pandemida da Covid-19, non è possibile. Si è quindi cercato di trovare una soluzione per permettere di non perdere completamente i contatti tra di noi e di permettere a determinati settori di non fermarsi troppo a lungo. Abbiamo visto, durante la prima fase di apertura, un ritorno agli anni ’90 con i cinema drive in, film proiettati su maxi schermi all’aperto da vedere nelle proprie auto, mentre per rendere di nuovo accessibili i concerti è nato il Bike-in.

Il progetto Bike-in nasce grazie a Fresh Agency, Live Club e Shining Production le quali, unite dalla stessa volontà di voler fronteggiare questa fase difficile e ripartire, hanno cercato di proporre un nuovo modo per accedere agli eventi: muniti di bicicletta, ma anche di monopattini elettrici o a piedi, si accede alle aree verdi delle città dove viene allestito il palco, le sedie vengono posizionate in modo tale da rispettare le distanze previste ed inizia lo spettacolo. Nell’estate 2020 il progetto vede a Mantova, precisamente a Campo Canoa, la realizzazione della prima arena Bike-in al mondo, costruita in tempo record grazie alla collaborazione fra Fondazione Mantova Capitale Europea dello Spettacolo e l’Amministrazione Comunale. Fra il 10 luglio e 13 settembre 2020 l’arena di Campo Canoa ha ospitato ben 53 eventi Bike-in, coinvolgendo 16 diverse associazioni, agenzie e promoter del territorio e i lavoratori del mondo degli spettacoli dal vivo.

Anche Napoli ha cercato di adattarsi a questa realtà eco-friendly dei concerti. Fra domenica 29 agosto e venerdì 17 settembre alla Ex Base Nato di Bagnoli si è svolto il SuoNa Bike-in Festival, dieci giorni all’insegna della musica con artisti come Ghemon, Margherita Vicario, Psicologi, Ariete, Miss Keta. Il festival si è aperto domenica 29 agosto con il concerto di Venerus, il quale ha raccontato alla folla «Sono emozionatissimo, siamo emozionatissimi, perché è la prima volta che suoniamo a Napoli, non pensavamo di ricevere tutto questo calore, siete bellissimi». L’emozione palpabile durante l’esibizione, dovuta anche alla lunga lontananza dal palco, dall’energia e l’adrenalina che un concerto sa dare: mani che battevano a tempo di musica, le voci del pubblico che intonavano le canzoni, gli strani cappelli indossati da Venerus e alcuni componenti della band che lo accompagnava, le canzoni dedicate a chi si ama.

Perché il Bike-in?

Questo grande progetto dà la possibilità di rivisitare il modo di organizzare gli spettacoli e di ragionare sulla enorme quantità di emissioni legate al mondo dei concerti. Il Bike-in rappresenta quindi una nuova arma per gli organizzatori di eventi. Raggiungendo a piedi o con un mezzo elettrico la zona dedicata a una determinata manifestazione, ci si può rendere conto del fatto che non è del tutto improponibile organizzare eventi e simili avendo cura dell’ambiente.

Citando gli organizzatori di Bike-in, esso è green, safe, smart e social perché permette di rispettare l’ambiente e le distanze sociali con degli specifici spot – uno spazio dedicato ai partecipanti con corridoi di passaggio che garantiscono la sicurezza – permettendo così di godere di uno spettacolo insieme. Il Bike-in è anche slow, permette di fruire della cultura e dell’arte in maniera innovativa. Inoltre, il bike-in dà la possibilità di rivalutare quelle aree del proprio territorio inutilizzate già prima della pandemia e di riutilizzare alcune aree chiuse da troppo tempo in maniera alternativa.

Augurandoci non sia un’idea meteora che vedremo scomparire una volta finita la pandemia, questi progetti possono effettivamente far trasformare il concetto di spettacolo come lo abbiamo sempre vissuto, portando ad una discussione dell’impatto che l’organizzazione di questi eventi ha sull’ambiente, evidenziando sempre di più gli errori commessi finora e puntando a una definitiva versione green delle manifestazioni.

Gaia Russo

Eterna bambina con la sindrome di Peter Pan. Amante dei viaggi, della natura, della lettura, della musica, dell'arte, delle serie tv e del cinema. Mi piace scoprire cose nuove, mi piace parlare con gli altri per sapere le loro storie ed opinioni, mi piace osservare e pensare. Studio lingue e letterature inglese e cinese all'università di Napoli "L'Orientale".

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