Afghanistan, Stati Uniti
Fonte: ilprimatonazionale

Il Presidente degli Stati Uniti d’America Joe Biden ha annunciato il ritiro delle truppe militari dal territorio afghano entro il 21 settembre 2021, data simbolica perché rappresenta i vent’anni dall’attentato che colpì New York e Washington. Il rimpatrio sarà effettuato anche dagli altri alleati NATO, come l’Italia, Germania e UK.

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Sono trascorsi quasi due decenni dal 7 ottobre 2001, data in cui l’allora presidente degli Stati Uniti George W. Bush con l’appoggio di altri membri della NATO diede il via ai bombardamenti e all’invasione dell’Afghanistan, accusato di complicità nell’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 alle Torri gemelle (New York) e al Pentagono (Washington) in cui hanno perso la vita più di 3000 persone. Venti anni di invasione giustificata come lotta al terrorismo, in cui le truppe NATO e i soldati del governo afghano hanno combattuto contro i Talebani in maniera ininterrotta, causando decine di migliaia di morti, molti dei quali civili, senza ottenere però grandi progressi né dal punto di vista militare, né da quello politico istituzionale. Proprio all’11 settembre si è richiamato Biden nel momento in cui ha deciso di posporre la deadline pattuita da Trump durante la precedente amministrazione. Simbolismo, ma anche la speranza di poter chiudere, questa volta in via definitiva, il conflitto più lungo della storia americana.

Le parole di Biden

In Afghanistan «Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo, abbiamo consegnato bin Laden alla giustizia un decennio fa: da allora le nostre ragioni per rimanere sono diventate sempre meno chiare» aggiungendo inoltre che se i Talebani dovessero attaccare di nuovo gli USA o i suoi alleati, questi saranno disposti a rispondere in maniera immediata con la forza. Inoltre afferma che «Solo gli afghani hanno il diritto e la responsabilità di guidare il loro Paese». Infine fa un appello alla fetta di Talebani che sono disposti alla negoziazione e al dialogo chiedendo loro di «Mantenere i loro impegni nella lotta al terrorismo». Si conclude così la guerra più lunga della storia statunitense, conflitto che ha portato più di 2300 soldati deceduti tra le fila americane e un costo economico pari a 2mila miliardi di dollari.

Gli alleati NATO si ritirano dall’Afghanistan

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg annuncia: «Riconoscendo che non c’è soluzione militare alle sfide che l’Afghanistan ha davanti a sé, gli alleati hanno deciso che inizieremo il ritiro delle forze della missione ‘Resolute Support’ dal primo maggio». Inoltre ritiene che gli alleati hanno aiutato l’Afghanistan a raggiungere “la creazione di forze di sicurezza” e nel “progredimento sul piano sociale”, progressi che in realtà sono molto scarsi, specialmente sotto l’aspetto dei diritti civili, diritti ancora oggi quasi completamente inesistenti, in particolar modo per le donne. Anche il ministro degli esteri italiano Luigi Di Maio si è espresso sulla questione con un post su Facebook in cui scrive: «Dopo vent’anni, come Nato abbiamo deciso di lasciare l’Afghanistan. Si tratta di una decisione epocale. Anche i nostri militari torneranno in Patria», ad oggi sono 800 i militari italiani presenti sul suolo afghano e saranno ritirati entro l’11 settembre.

Andranno via gli invasori, ma non la guerra

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La realtà ci mostra però che non sono stati fatti passi in avanti in questa lunga guerra, i Talebani continuano a controllare militarmente e politicamente una gran parte del territorio afghano. Sotto il profilo istituzionale, le forze alleate non hanno portato alcun vantaggio significativo alla popolazione locale, d’altronde come ben sappiamo, quando gli Stati Uniti dicono di voler esportare la democrazia non fanno altro che esportare bombe, contribuendo a rendere più complicate le condizioni di vita dei civili in paesi già mal ridotti. I diritti civili hanno ricevuto migliorie solo dal punto di vista formale, ma effettivamente non c’è stato alcun cambiamento positivo, lo dimostra in maniera marcata il modo in cui le donne vengono ancora considerate all’interno del paese, ovvero come mera proprietà dell’uomo.

Il governo ufficiale della Repubblica Islamica dell’Afghanistan, a detta degli alleati, sarebbe migliorato in questi anni e avrebbe ora le capacità militari per contrastare i Talebani. La storia però ci ricorda che i Talebani dell’Afghanistan, nel corso del loro regime, sono stati in grado di mettere fuori gioco prima la Gran Bretagna già durante la guerra anglo-afghana (1839-1842), successivamente l’allora Unione Sovietica (1979-1989) nel conflitto in cui i sovietici invasero l’Afghanistan e ne uscirono sconfitti dopo dieci anni, e ora, anche i membri della NATO sono al capolinea. Come la maggior parte delle guerre, anche questa ha dimostrato la sua inutilità, dopo questo ventennio gli Stati Uniti e i suoi alleati lasciano la situazione più degenerata di quanto non fosse prima dell’inizio dello scontro bellico arrecando il danno maggiore ai civili del posto, uccidendone decine di migliaia e lasciando tutti gli altri in un paese ormai stremato dai conflitti. Conflitti che purtroppo, molto probabilmente non termineranno con l’uscita degli invasori dall’Afghanistan.

Gennaro Palumbo

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