Indie Pride: «Il nostro obiettivo è debellare omotransfobia, bullismo e sessismo»

Indie Pride – Indipendenti contro l’omofobia nasce nel 2012 a Bologna dalla necessità di dare espressione alle problematiche della comunità LGBT.

Nel corso degli anni, Indie Pride si è evoluto costruendo un’ampia rete di collaboratori e sostenitori inglobando anche la lotta al sessismo e al bullismo tra le sue cause. L’obiettivo principale dell’associazione è eliminare discriminazione e violenza attraverso la musica.

Nel 2016, forte del successo ottenuto nel corso degli anni, si costituisce come associazione con l’intento di essere partecipe alla vita culturale e politica italiana. La scelta non è casuale: quell’anno in parlamento è stato approvato il DDL Cirinnà che appare svuotato di alcuni fondamentali diritti di uguaglianza. Urge pertanto una legge contro l’omofobia che tuteli la comunità LGBT.

Per lanciare il suo messaggio l’associazione, oltre a numerose campagne e attività sul territorio, organizza ogni anno l’Indie Pride Festival giunto alla sua settima edizione. Quest’anno l’evento si terrà il 27 ottobre al TPO di Bologna in via Casarini 17/5 e vedrà la partecipazione di importanti artisti del panorama indie italiano e associazioni che condividono gli stessi obiettivi.

La redazione di Libero Pensiero News ha avuto il piacere di intervistare la fondatrice del progetto Antonia Peressoni che ha gentilmente risposto ad alcune domande. Di seguito l’intervista completa.

Indie Pride – Indipendenti contro l’omofobia nasce nel 2012 a Bologna. Nel corso degli anni, forti del successo ottenuto, vi siete fatti portavoce di ulteriori battaglie fino a registrarvi nel 2016 come associazione. Qual è in breve la vostra storia e quali i traguardi da voi ottenuti?

«Indie Pride – Indipendenti contro l’omofobia è nato nel 2012 in occasione del Pride Nazionale cittadino e dall’impellenza di sensibilizzare i cittadini su questa tematica. In quell’anno numerosi articoli di cronaca riportavano casi di omofobia o di bullismo omofobico e, in sede parlamentare, si discuteva in merito al DDL Scalfarotto, ad oggi, ahimè, ancora fermo lì dov’è stato lasciato. Nei mesi successivi, Indie Pride ha iniziato a costruire una rete di collaborazioni con artisti prima di tutto, ma anche con altre associazioni o realtà vicine alla nostra causa (Le Cose Cambiano, per citarne una). La decisione nel 2016 di costituirsi associazione è stato un passaggio naturale per diventare una realtà che potesse essere riconosciuta anche a livello istituzionale e potesse inglobare anche la lotta al sessismo e bullismo (forme d’odio che hanno la medesima radice). L’anno dopo abbiamo firmato il Patto di Collaborazione con l’assessorato alle Pari opportunità del Comune di Bologna insieme ad altre associazioni sul territorio. Da qui abbiamo dato il via alla nostra Carta d’Intenti, un documento che stiamo facendo sottoscrivere a musicisti e addetti ai lavori con una firma e con un bacio simbolico per suggellare un reale impegno per le nostre tematiche e lotte. Di mese in mese, la rete di adesioni si è amplificata e, grazie a ciò, siamo potuti essere presenti al KeepOn Festival, a Tutto Molto Bello e al Reset Festival. Gli obbiettivi sono in divenire e ogni volta che uno di questi viene raggiunto ci prepariamo per andare verso un altro. La situazione italiana l’abbiamo tutti sotto gli occhi: a questa emergenza legata all’odio e all’intolleranza dobbiamo rispondere sempre con nuovi stimoli.»

Ad oggi siete un collettivo composto da numerosi artisti della scena indie italiana tra cui Levante, Colapesce, Tre Allegri Ragazzi Morti e Maria Antonietta. Come siete venuti in contatto con loro?

«I nomi che citi sono artisti con cui abbiamo avuto a che fare nelle prime edizioni. Ora le cose sono cambiate e ci sono tanti altri artisti e operatori del settore con cui ci stiamo confrontando costantemente. Alcuni nomi? Garrincha Dischi, UNA, A Toys Orchestra, Willie Peyote, Lo Stato Sociale, Erio, Locomotiv Club, KeepOn, il Covo e i Company. Dopo 7 anni abbiamo imparato a conoscere e a farci conoscere nell’ambiente musicale e sappiamo che ora ci sono le basi per costruire qualcosa di condiviso.»

Nel 2017 è stata sottoscritta la Carta d’Intenti da molti musicisti e operatori, ossia un documento redatto dai vari membri al fine di trovare un percorso condiviso sui temi di Indie Pride. Come è nata questa idea? In cosa consiste?

«La carta d’Intenti è un documento a cui abbiamo pensato come punto d’inizio e come principio di un percorso da fare con musicisti e operatori. L’adesione rappresenta un impegno a lungo termine e, appunto, condiviso. Chiediamo di sottoscrivere l’accordo oltre che con una firma anche con un bacio con il rossetto in modo tale che tutti (sia uomini che donne) possano mettersi in gioco. Chiediamo poi che il gesto venga ripreso con uno smartphone perché possa diventare la nostra campagna di sensibilizzazione.»

Il 27 ottobre al TPO di Bologna si terrà l’Indie Pride Festival, giunto alla sua settima edizione. Oltre ad essere un evento caratterizzato da un clima di festa e musica, verrà dato ampio spazio ai momenti di discussione e riflessione. Quali novità sono state introdotte quest’anno? Cosa devono aspettarsi i partecipanti?

«Questa è la settima edizione (sette come i colori dell’arcobaleno) e avrà un sacco di sorprese musicalmente parlando, ma non solo. Abbiamo ancora dei guest da annunciare. Avremo ospiti alcune associazioni bolognesi come il Gruppo Trans, il Centro Risorse LGBT e MigraBo. Ci sarà poi la lettura performata e musicata di We Reading. Sarà un pugno nello stomaco, ma in senso buono: crediamo che si debba sorridere e riflettere insieme sulle tematiche che da anni Indie Pride porta avanti.»

Attraverso le vostre attività e campagne siete riusciti ad allargare ampiamente il vostro gruppo di sostenitori. È un traguardo molto importante in un paese come il nostro, in cui, nonostante le notevoli migliorie nel corso degli anni, la strada per l’abbattimento dei pregiudizi e delle discriminazioni resta ancora lunga. Vi ritenete soddisfatti di quanto da voi costruito finora? Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?

«Sì, siamo più che soddisfatti anche se la strada da fare è ancora lunga. Dobbiamo innanzitutto rafforzare la rete di sostenitori e collaboratori oltre che estenderla. I musicisti e gli operatori musicali devono diventare i nostri primi e principali soci. Solo così, insieme, potremo arrivare a quello che per Indie Pride è l’obiettivo finale: debellare omotransfobia, bullismo e sessismo

Vincenzo Nicoletti

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