Enough! Black Lives Matter è la voce inascoltata e rabbiosa dell'umanità
Credits: Emojipedia

Il movimento Black Lives Matter non nasce certo con la morte di George Floyd, ma l’onda di sensibilizzazione e mobilitazione antirazzista che sta attraversando il mondo ci porta a parlarne e a raccontare la sua storia. Black Lives Matter ha già insito nel nome, che letteralmente significa “le vite nere contano”, il senso di se stesso. È un movimento che ha assunto proiezione internazionale di recente, ma è nato nel 2013 all’interno della comunità afroamericana, dopo l’assoluzione di George Zimmerman, che aveva sparato e ucciso il giovane afroamericano Trayvon Martin. L’obiettivo è quello di contrastare il razzismo, che soprattutto negli Stati Uniti dilaga, sia a livello sociale che politico.

Il movimento ha ottenuto maggiore visibilità a livello nazionale grazie alle proteste scoppiate a seguito della morte di due afroamericani, entrambi uccisi da agenti di polizia, nel 2014: Michael Brown ed Eric Garner, quest’ultimo soffocato da un agente a New York. Da quel momento gli attivisti sono scesi in piazza per manifestare contro le uccisioni di numerosi afroamericani vittime di comportamenti criminosi della polizia, o per protestare contro la disuguaglianza nel sistema giuridico degli Stati Uniti. La crescita del movimento è stata enorme, sia numericamente che per importanza e visibilità, tanto che, durante l’estate 2015, i membri di Black Lives Matter presero parte pubblicamente alle discussioni sulle elezioni presidenziali americane dell’anno successivo.

Le fondatrici Alicia Garza, Patrisse Cullors e Opal Tometi, appartenenti alla comunità afroamericana, in soli due anni sono riuscite a estendere il loro progetto attraverso una rete di oltre 30 sezioni locali. Dal 25 maggio 2020, poi, data della tragica e sconvolgente morte di George Floyd, al grido “I can’t breathe”, in tutti gli Stati Uniti hanno infuriato proteste che hanno riportato nuovamente il movimento sulla scena mediatica nazionale e internazionale. Una rivolta sociale tra le più importanti della storia recente, incendiata dalla presenza di elementi razziali. La brutalità degli agenti di polizia, con lo sfondo della discriminazione razziale rappresentata simbolicamente dalla morte di George Floyd, ha scatenato le proteste che poi si sono trasformate in saccheggi, violenze, deturpazioni urbane e scontri con le forze dell’ordine.

Come si legge sul sito di Black Lives Matter, la missione è quella di estirpare, alla radice, la supremazia bianca e ricostruire il potere locale per intervenire contro la violenza inflitta alle comunità nere dallo Stato e dagli agenti di polizia, contrastando gli atti di violenza, salvaguardando i diritti degli afroamericani e il loro vivere sociale. «Siamo espansivi, siamo un collettivo di liberatori che crede in un movimento inclusivo e spazioso», si legge nella sezione dedicata alla presentazione del movimento. «Crediamo anche che, al fine di conquistare e portare con noi quante più persone lungo la strada, dobbiamo andare oltre lo stretto nazionalismo che è fin troppo prevalente nelle comunità nere. Dobbiamo assicurarci di costruire un movimento che ci porti tutti in primo piano», si continua.

Black Lives Matter è dunque, in definitiva, un movimento apolitico e apartitico di denuncia sociale che vuole sensibilizzare l’opinione pubblica statunitense e internazionale, l’industria massmediatica e il mondo politico. Dagli Stati Uniti all’Australia, ha come obiettivo la lotta contro l’etnocentrismo bianco delle società occidentali, da cui derivano la brutalità poliziesca, la segregazione razziale, disuguaglianze economiche fra etnie, razzismo istituzionale e giuridico.

Il movimento sta svolgendo un ruolo chiave nel coordinamento delle proteste, guidando la comunità afroamericana nelle rivolte scoppiate nel Paese, per convincere gli afroamericani di tutto il mondo a unirsi nelle rivendicazioni di dignità e uguaglianza per le minoranze. Ha quindi giocato un ruolo cruciale nell’internazionalizzazione delle proteste, sfruttando la fitta rete di alleanze e collaborazioni con le organizzazioni antifasciste e di sinistra, attive nel resto dell’Occidente, per organizzare mobilitazioni nelle principali città del resto del mondo.

Black Lives Matter
Fonte immagine: pressenza.com
Autore: Fabrizio Maffioletti

La rete di Black Lives Matter concentra coloro che sono stati messi ai margini della società e quindi, indirettamente, non è focalizzata esclusivamente sulle persone di colore: il loro obiettivo è quello di creare le basi per un mondo in cui non ci sia posto per l’emarginazione. Un movimento che vuole affermare la sua umanità contribuendo alla resilienza politica contro episodi come quello di Minneapolis. L’appello non è rivolto solo ai fratelli afroamericani di tutto il mondo, ma anche a tutti coloro che sentono proprie la cause dell’antirazzismo e dell’uguaglianza sociale.

Il razzismo è indiscutibilmente la base portante e fondamentale dell’identità e delle attività di Black Lives Matter, ma negli ultimi anni il raggio di azione si è ampliato estendendosi anche alla difesa degli oppressi e sposando la causa degli omosessuali. Si può fare l’esempio anche dell’ambientalismo radicale: nel Regno Unito gli attivisti di Black Lives Matter collaborano con Extinction Rebellion, sottolineando la talvolta scarsa importanza mediatica dei danni provocati dal surriscaldamento globale sulle persone di colore e del terzo mondo.

Le origini ideologiche del movimento Black Lives Matter risalgono agli anni ’60 del Novecento, un decennio scosso dalle insurrezioni controculturali e che ha dato i natali al movimento per i diritti civili degli afroamericani. Una vera e propria rivoluzione culturale che negli Stati Uniti ha portato alla fine della segregazione razziale, alle lotte di liberazione sessuale, alla nascita dei movimenti per la legalizzazione delle droghe e di nuovi movimenti caratterizzati da una marcata ideologia anti-sistemica e in contrasto con i valori tradizionali.

Ma quello che è nato come un movimento di protesta sociale, ispirato ai valori della resistenza non-violenta e il cui obiettivo primario è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica contro le brutalità della polizia, si sta trasformando, secondo il pensiero di alcuni, in qualcosa di diverso, di più composito, e sarebbe attraversato a volte anche da elementi estremisti e violenti, che snaturano e deviano le basi ideologiche del movimento stesso. Si tratta dello stesso epilogo di buona parte dei movimenti fioriti e poi sfioriti negli anni ’60. Quali sono dunque le differenze e le somiglianze?

Margaret Burnham, direttrice del Progetto per i diritti civili e la giustizia riparativa, nonché docente universitario di diritto presso la Northeastern University School of Law, parla proprio del confronto tra Black Lives Matter e il movimento di Martin Luther King, e sostiene che «è tutto un collasso attorno a noi», a causa della pandemia provocata dal Coronavirus, dell’improvvisa crisi economica, delle disuguaglianze, e non meno anche della pandemia di razzismo. «Le persone che scendono in strada lo fanno non solo perché non hanno mai pensato di vedere un linciaggio riprodotto in video, ma anche perché avvertono che non esiste un piano reale né per affrontare e sconfiggere il virus, né per riconoscere e sconfiggere la pandemia del razzismo in questo Paese. Questo è ciò che ha portato alla frustrazione, come in passato».

L’America degli anni Sessanta era lacerata dalle battaglie per i diritti civili e dalla guerra in Vietnam, ma lo è ancora oggi: «siamo divisi come lo eravamo allora», prosegue Burnham. «Penso che ci siano ampie zone di questo Paese che non hanno accettato la realtà che la supremazia bianca dovrebbe essere vista come un ricordo del passato. Riguarda gli uomini bianchi che sono profondamente preoccupati per la perdita di autorità. Ecco di cosa si tratta. Quando vedo il ginocchio di quel ragazzo sulla gola di George Floyd, è quello che vedo: un uomo bianco che recita da un vecchio playbook ed esprime frustrazione per il fatto che in questo Paese ci sono stati dei cambiamenti».

Secondo Burnham ciò che viene chiesto oggi da queste proteste e dal movimento Black Lives Matter è la costruzione di un mondo che sancisca nei suoi valori fondanti la «comprensione di cosa significhi essere umani» e che si doti di «un sistema giudiziario che non ci mentirà più, che non ci dirà più che è morto di arteriosclerosi, quando in realtà è morto di soffocamento». E non si può darle torto.

Martina Guadalti

Martina Guadalti
Martina Guadalti, 25 anni, nata e cresciuta in un piccolo paesino della Maremma toscana: Magliano. Studentessa magistrale di Scienze Politiche presso l'università di Siena. Appassionata di storia e relazioni internazionali, si è laureata a Firenze presso la facoltà di scienze politiche "Cesare Alfieri" con una tesi sul Vietnam. Ama leggere e scrivere, viaggiare e conoscere, perché solo così si riesce a capire e sapere la verità. Collabora già con alcuni giornali locali, quali Maremma Magazine e Antiche Dogane, ma anche testate online quali Africa rivista, Geopolitica e Instoria.

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