L’intelligence israeliana era venuta a conoscenza delle intenzioni di Hamas di compiere un attacco terroristico addirittura un anno prima del 7 ottobre 2023. Esiste un documento denominato Mura di Gerico, di circa 40 pagine, che descrive dettagliatamente l’attacco. La dettagliata inchiesta condotta dal New York Times afferma che all’interno del documento erano riportati dettagli come una raffica di razzi all’inizio dell’attacco, droni per mettere fuori uso le telecamere di sicurezza, mitragliatrici automatiche lungo il confine e uomini armati pronti a invadere Israele a piedi, in auto, in moto e anche in parapendio. Sebbene sembri un film, tutto ciò è avvenuto il 7 ottobre 2023 con una precisione sorprendente.
Dall’inizio fino ad oggi si era sempre parlato di una falla dell’intelligence israeliana e della sottovalutazione delle capacità di Hamas di compiere un attacco di tale portata. Tuttavia, partire dalla documentazione raccolta, il New York Times destituisce clamorosamente di fondamento questa ipotesi. L’influente quotidiano statunitense ha avuto accesso a documenti interni israeliani che riportano la corrispondenza e-mail scambiate tra analisti dell’intelligence, con affermazioni quali «confuto completamente che lo scenario sia immaginario» oppure «si tratta di un progetto per iniziare una guerra, non solo un raid su un villaggio». Nonostante vigesse comunque un certo scetticismo all’interno dell’intelligence israeliana, gli elementi che lasciavano presupporre un attacco su vasta scala e dalle importanti implicazioni politiche erano dunque presenti.
Un altro elemento di ambiguità riguarda la testimonianza di Shalom Shetrit, soldato dell’IDF della Brigata Golani, avvenuta in occasione di una riunione pubblica della lobby per i riservisti tenuta alla Knesset il 17 luglio 2025. Non si tratta di una deposizione ufficiale davanti a una commissione parlamentare, ma di un intervento pubblico. Shetrit afferma: «il 7 ottobre abbiamo ricevuto ordini dai comandanti della Brigata Golani di cancellare tutte le pattuglie lungo il confine di Gaza dalle 5:20 alle 9:00 della mattina». Lo stesso soldato definisce questi ordini come caratterizzati da uno strano tempismo, aggiungendo: «siamo semplici soldati, non comandanti o ufficiali che possono fare domande […] e un’ora dopo la ritirata delle pattuglie sentiamo le sirene». Le unità militari di Pega, di cui Shetrit faceva parte, erano responsabili della protezione della zona del Kibbutz Be’eri, una delle zone più attaccate da Hamas.
La testimonianza di Shalom Shetrit diventa ancora più significativa se confrontata con l’analisi di Seth J. Franzman, analista militare e corrispondente per il Jerusalem Post. Secondo Franzman, il 13º Battaglione della Brigata Golani, di cui Shalom faceva parte, era incaricato di pattugliare un’area vasta di circa 30 chilometri, una delle zone più colpite dall’attacco di Hamas. In altre parole, l’ordine di ritirare le pattuglie ha lasciato scoperta un’area critica dove il battaglione era attivo, permettendo alla furia di Hamas di scatenarsi. Franzman sottolinea inoltre che i battaglioni 13º e 51º combatterono lungo numerosi punti del confine e subirono pesanti perdite durante le prime ore dell’offensiva.
Anche un rapporto stilato dal Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU e pubblicato il 27 maggio 2024 contribuisce a sollevare dubbi importanti sulla gestione dell’attacco da parte di Israele. Nel rapporto si legge che le autorità israeliane hanno imposto restrizioni all’accesso a certe zone della Striscia di Gaza e alla cooperazione con le autorità ONU che intendevano verificare le testimonianze su ciò che è avvenuto il 7 ottobre 2023. La commissione d’inchiesta ONU segnala che le testimonianze raccolte sono state “inadeguate”, con ritardi non giustificati e mancanza di trasparenza. La difficoltà dell’organismo internazionale a ottenere dati completi e tempestivi rafforza il tema centrale dell’ambiguità: se l’attacco fu davvero una falla dell’intelligence israeliana, come descrive la narrativa contemporanea, permangono comunque omissioni e incertezze importanti.
Infine, secondo quanto riportato da Reuters e dall’Associated Press il 9 e 10 ottobre 2023, l’intelligence egiziana avrebbe trasmesso ripetuti avvertimenti a Israele nelle settimane precedenti l’attacco, segnalando attività sospette nella Striscia di Gaza. Le autorità israeliane avrebbero tuttavia minimizzato tali allarmi, considerandoli parte delle consuete tensioni al confine.
Ad oggi non possiamo dire con certezza se l’esercito israeliano abbia sottovalutato Hamas o abbia in qualche modo lasciato che l’attacco del 7 ottobre avvenisse. Rimane poco chiaro se il documento Mura di Gerico sia stato visionato dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu. Tuttavia, è difficile anche avere certezza del contrario: come è stato possibile che una delle migliori intelligence al mondo e uno dei sistemi di sorveglianza più efficienti lungo il confine tra Gaza e Israele possano aver fallito così platealmente?
Claudio Napolitano















































