Kim Jong-un, Corea del Nord
Kim Jong-un, il leader della Corea del Nord (fonte: Wikimedia Commons)

Nel 2022 la Corea del Nord ha svolto 35 test missilistici, un numero maggiore rispetto agli anni precedenti. “La Corea del Nord sta costantemente sviluppando e migliorando le sue armi nucleari e pone minacce nucleari non solo alla nostra Repubblica di Corea, ma al mondo intero” ha dichiarato Yoon Suk-yeol, l’attuale presidente della Corea del Sud.

Intensificando i test missilistici, il leader nordcoreano Kim Jong-un ha di fatto posto fine ai negoziati sulla denuclearizzazione del Paese. Inoltre, ha dichiarato la Corea del Nord una potenza nucleare “irreversibile” affermando: “non rinunceremo mai alle armi nucleari”. A settembre, infatti, durante il 74° anniversario della fondazione della Repubblica Democratica Popolare di Corea a Pyongyang, Kim Jong-un ha emanato una nuova legge con la quale autoproclama il Paese una “potenza nucleare”. Secondo la nuova prescrizione legislativa, la Corea del Nord può lanciare attacchi “preventivi” verso qualsiasi nazione sia ritenuta una minaccia.

Kim Jong-un ha affermato che l’obiettivo finale del suo paese è dotarsi della forza militare strategica più potente del mondo, definita una forza assoluta e senza precedenti. La Corea del Nord, dunque, sembra decisa a raggiungere il suo obiettivo primario, ovvero creare un’arma nucleare capace di colpire e distruggere gli Stati Uniti, il suo nemico principale.

Il fallimento delle trattative con la Corea del Nord

L’ex presidente americano, Donald J. Trump, e il presidente del Partito dei Lavoratori di Corea, Kim Jong, si incontrano il 30 giugno 2019 (foto ufficiale della Casa Bianca scattata da Shealah Craighead)

Tra il 2018 e il 2019 l’amministrazione americana, guidata da Donald Trump, era intervenuta durante le trattative per la denuclearizzazione della Corea del Nord. Durante il vertice di Hanoi tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti, svoltosi il 27 e il 28 febbraio 2019, il leader nordcoreano si era mostrato disponibile a discutere di un eventuale negoziato con l’ex presidente.

L’intento di Trump era quello di porre ufficialmente fine alla Guerra di Corea (combattuta dal 1950 al 1953 e mai conclusa, siccome ancora oggi vige solo un armistizio tra le due Coree) e di sfruttare questo risultato per le elezioni presidenziali del 2020. Tuttavia, l’incontro diplomatico non ha portato alcun risultato.

Nonostante negli ultimi anni le tensioni nella penisola coreana siano aumentate, la Corea del Sud ha provato più volte a raggiungere un accordo con la Corea del Nord. Lo scorso agosto, Kim Jong-un ha respinto l’offerta di cooperazione economica di Yoon Suk-yeol, il quale in cambio chiedeva la rinuncia dell’arsenale atomico nordcoreano. L’atteggiamento di Kim Jong-un lascia dunque intendere che non ci sia alcuna possibilità di dialogo con il governo nordcoreano.

L’aumento delle provocazioni di Kim Jong-un

Missile balistico della Corea del Nord (fonte: Wikimedia Commons)

Il 18 novembre Kim Jong-un ha autorizzato il lancio di un missile balistico intercontinentale (ICBM) denominato Hwasong-17. Tale missile, decollato alle ore 10:15 locali (2:15 in Italia) secondo il Ministero della Difesa giapponese, sarebbe poi atterrato nella zona economica esclusiva (ZEE) a largo dell’isola di Hokkaido, nel nord del Giappone. Nelle settimane successive, la Corea del Nord ha poi lanciato altri due missili balistici a medio raggio, al largo della costa orientale della penisola coreana.

Il governo sudcoreano ha definito i recenti lanci missilistici nordcoreani “una grave provocazione che danneggia la pace e la stabilità nella penisola coreana, nonché la comunità internazionale”, dichiarandoli una palese violazione delle normative del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Secondo Toshiro Ino, il viceministro della Difesa giapponese, i missili sono caduti in mare e non hanno causato danni ad aerei o navi presenti nell’area. Ha inoltre affermato che il governo giapponese ha chiesto formalmente delle spiegazioni alla Corea del Nord attraverso i canali diplomatici.

Sebbene la Corea del Sud e gli Stati Uniti abbiano esortato la Corea del Nord a porre fine ai test missilistici, ciò non sembra essere nei piani di Kim Jong-un. Al contrario, il governo americano e quello sudcoreano sostengono che la Corea del Nord si stia preparando a un nuovo test nucleare. Ciò sta destando molta preoccupazione a livello internazionale, siccome l’ultimo test di questo tipo risale al 2017.

La risposta di USA, Giappone e Corea del Sud

Joe Biden
L’attuale presidente degli Stati Uniti, Joe Biden (fonte: Wikimedia Commons)

L’attuale presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, il primo ministro giapponese, Fumio Kishida, e il presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol si sono riuniti durante il G20 di Bali per discutere dei test nucleari e missilistici della Corea del Nord. Biden ha dichiarato che la collaborazione tra i tre Paesi è “ancora più importante di quanto non sia mai stato” a causa dell’aumento delle tensioni generato dalle recenti provocazioni della Corea del Nord.

Durante il G20, Biden ha avuto un confronto con il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping. Il suo intento era di persuadere la Cina a fare pressioni sulla Corea del Nord affinché mitigasse i suoi comportamenti aggressivi. Tuttavia, i rapporti con la Corea del Nord non sembrano essere al centro delle preoccupazioni del governo cinese. Il G20, infatti, si è svolto poche settimane dopo il XX Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese, che ha conferito un terzo mandato al presidente Xi (prima di lui, nessun presidente era rimasto in carica così a lungo).

Il potere enorme concentrato nelle mani del nuovo “timoniere” si è, peraltro, accompagnato ad inedite proteste a causa della politica “zero covid”. La Cina, insomma, si trova in un frangente politico molto delicato, ed è da sempre un grande alleato della Corea del Nord: difficilmente potrebbe minare i suoi rapporti diplomatici con l’alleato per sostenere Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud. Verosimilmente, dunque, la Corea del Nord resterà una potenza nucleare e quindi un fattore di profonda instabilità nella già turbolenta regione dell’Asia-Pacifico.

Matthew Andrea D’Alessio

Sono un ambientalista, transfemminista, antirazzista e antifascista, nato nel 1999 e residente a Napoli. Frequento l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove mi sono laureato in cinese e giapponese e sto proseguendo i miei studi in cinese e hindi. Attualmente sono alle mie prime esperienze professionali in ambito editoriale e continuo a formarmi per migliorare sempre di più le mie capacità e ampliare le mie competenze, soprattutto in ambito digitale.

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