Elezioni 2022

Il verdetto delle elezioni 2022 ha visto Fratelli d’Italia affermarsi come primo partito e posizionarsi, di conseguenza, alla guida della coalizione di centrodestra. Questo risultato ha condotto il politologo Marco Tarchi, professore ordinario di Scienza Politica a Firenze, ad affermare che «il profilo di Fratelli d’Italia è oggi quello di un ‘partito pigliatutto’».  Il partito guidato da Giorgia Meloni è riuscito di fatto a comunicare a diversi segmenti di elettorato e quindi a raccogliere consensi in ambienti, a volte, anche molto diversi tra loro.

Avendo totalizzato il 25,9%, è possibile sostenere che Fratelli d’Italia non ha beneficiato, in effetti, soltanto del voto ideologico. Sebbene richiami costantemente a valori conservatori come il nazionalismo, questo partito è riuscito ad attirare anche buona parte del voto di opinione espresso su singole tematiche politiche presenti nel programma elettorale. Se poi consideriamo che parte dell’elettorato ha espresso la propria preferenza verso la figura carismatica di Giorgia Meloni e non diamo il voto di scambio completamente per scomparso in determinati contesti, allora possiamo concordare con la definizione di “partito pigliatutto” attribuita a Fratelli d’Italia.

Le elezioni 2022 certificano la profonda crisi della Lega

Se tuttavia Fratelli d’Italia ha rispettato le previsioni dei sondaggi, ci sono anche partiti che hanno disatteso le aspettative a queste elezioni nazionali. Quello che è sembrato uscire più malconcio dalla vittoria del partito di Giorgia Meloni, è proprio il suo alleato della Lega, con l’8,8%. Un risultato che ha messo il Carroccio talmente in difficoltà da condurre i territori del nord-est a dubitare della capacità di Matteo Salvini di essere ancora in grado di guidare il partito. Non è un caso infatti se è proprio l’ex Presidente della Lombardia, Roberto Maroni, ad esprimere l’auspicio della nascita di una federazione con Forza Italia, per spostare il baricentro e dare nuovamente vitalità alla Lega.

Con il passare dei giorni, sembra sempre più chiaro che la “corrente veneta” voglia sfruttare i deludenti risultati elettorali per riprendere il controllo del partito, diventato oramai la copia sbiadita di quella che era un tempo la Lega Nord. Di fatto, nel momento in cui ha voluto abbandonare gli interessi industriali dei territori del nord-est per trasformarsi in un partito nazional-populista, Matteo Salvini ha cominciato a competere con tematiche storicamente appartenenti a partiti come Forza Italia e Fratelli d’Italia, dotati di una solida tradizione di destra alle spalle. Ragion per cui, la Lega ha finito per disattendere le aspettative, anche se quasi sicuramente Matteo Salvini rimarrà alla guida del partito. Nonostante infatti siano cambiati gli equilibri di potere interni, tra i tre leader del centro-destra sono stati presi accordi precedenti al voto che non possono essere cambiati, almeno che non si voglia creare una crisi prima ancora di iniziare a governare.

Il (non più) terzo polo

Parliamo quindi di una delle novità del panorama politico di queste elezioni nazionali, vale a dire il Terzo polo formato da Azione e Italia Viva, anzi il Quarto polo visto che il Movimento 5 Stelle si è imposto come terza forza politica del Paese. L’alleanza tra questi due partiti se è fermata al 7,8%, ovvero ben al di sotto della soglia ideale del 10%, indicata da Carlo Calenda per poter funzionare da ago della bilancia di un futuro governo di centro-destra. Il tanto sperato risultato a due cifre non si è perciò materializzato, nonostante l’azione di sfondamento realizzata da Azione durante questa estate, che ha avuto come effetto l’entrata nel partito di storiche figure forziste come Mariastella Gelmini e Mara Carfagna. Pertanto, questa coalizione ha dato prova di poter legittimamente occupare uno spazio al momento vuoto, ma visti in numeri non è certamente capace di fare opposizione costruttiva in parlamento, come invece avrebbe voluto.

+Europa tra Bonino e Della Vedova

Tra i diversi partiti che hanno deluso le aspettative a queste elezioni nazionali abbiamo inserito anche +Europa. Rispetto alle previsioni dei sondaggi che lo davano in fin di vita, il partito guidato da Emma Bonino e Benedetto Della Vedova ha mostrato ottimi segni di ripresa. Ma nonostante questo cambio di direzione, +Europa non ha superato la soglia di sbarramento per circa 16.000 voti. Probabilmente, il mancato raggiungimento del quorum deriva in parte dalla controversa strategia politica del partito di essere stato, fino a poco tempo addietro, all’ombra di Azione.

Queste elezioni nazionali hanno visto il Segretario Nazionale Benedetto Della Vedova essere riconfermato in parlamento grazie alla vittoria nell’uninominale di Milano, mentre la leader del partito Emma Bonino rimanere fuori dall’organo costituzionale. Ne consegue che per non dare vita a sanguinose guerre personali, dovrà essere affrontato il disordine provocato all’interno delle gerarchie dai risultati elettorali. Molto probabilmente ci sarà infatti bisogno di una fase congressuale per un ripensamento organizzativo e programmatico del partito, in modo tale da nominare come segretario nazionale una figura che non è presente in parlamento e scongiurare perciò un possibile accentramento di potere. Ma questa nuova fase verrà affrontata da +Europa con assoluta tranquillità e rinnovato entusiasmo, poiché non erano in molti a scommettere che il partito avrebbe ottenuto il 2,9%.

Italexit e le prospettive superate

Passiamo così a parlare di Italexit, il partito di Gianluigi Paragone, che ha fatto invece registrare l’1,9% a queste elezioni nazionali. Le cause di questo risultato che non lascia soddisfatti sono da attribuire all’erroneo processo di selezione dei temi sui quali è stata preparata la campagna elettorale. Di fatto, Paragone ha trascurato problematiche che sono al centro del dibattito politico, quali la crescita dell’inflazione e il conseguente aumento delle imposte per imprese e famiglie, per dare maggiore spazio a tematiche che non sono più percepite come prioritarie, vale a dire quelle dei no-vax e dei no green pass.

Se poi si considera il momento d’oro che sta vivendo la destra tradizionale, si spiega il mancato approdo di Italexit in parlamento. Dal momento che il partito di Gianluigi Paragone si presenta come una forza politica trasversale, esso ha ottenuto meno di quanto sperato da quella parte di elettorato che si caratterizza per professare valori di destra. Di fatto, a queste elezioni nazionali gli elettori di destra hanno preferito dare il voto utile alla coalizione di centro-destra, in modo da salire facilmente sul carro dei vincitori. Ne consegue che la completa affermazione o il definitivo declino di Italexit, deriverà dalla sua capacità di proporsi come partito antisistema capace di attrare a se coloro che rimarranno scontenti rispetto alla gestione dell’attuale crisi globale da parte del nuovo governo guidato da Giorgia Meloni.

Unione Popolare: occasione mancata

Arriviamo perciò a considerare Unione popolare, che vede Luigi de Magistris come suo portavoce. Nonostante dell’ex sindaco di Napoli abbia parlato di «Inizio straordinario», il suo nuovo partito si è fermato all’1,4% e non ha superato la soglia di sbarramento. Uno dei motivi di questo deludente risultato è che per attribuire una chiara identità a Unione popolare si è finiti per dare vita a una camera dell’eco, ovvero un ecosistema definito da un lessico, simboli e credenze, che vengono amplificate e rafforzate dalla loro ripetizione al suo interno. Ne consegue che le modalità comunicative e operative di questa autentica bolla sociale, il più delle volte, non vengono comprese, quantomeno nella loro interezza.

La purezza ideologica che caratterizza questo ambiente ha finito per creare una comoda zona nella quale rimanere a proprio agio, capace di proteggere i suoi membri da un’organizzazione della società non condivisibile. Per tale ragione, questa iniziale intransigenza valoriale ha permesso all’attore politico in questione di assorbire, solo parzialmente, nuovi bisogni sociali e gli ha impedito di porsi alla guida di svariati strati della popolazione. Ma la soluzione al problema potrebbe essere a portata di mano, visto che Luigi de Magistris, durante la sua amministrazione, ci ha abituato alla formazione di larghe coalizioni, elemento che alla lunga potrebbe contaminare questo ambiente autoreferenziale, in modo da dare vita ad un linguaggio trasversale che tende a coinvolgere e rendere protagoniste numerose classi sociali.

Per concludere, i partiti che abbiamo trattato dovranno essere capaci di riuscire a ricavare il meglio dalla situazione elettorale che si è presenta, in modo tale da riprendere il loro percorso politico. Ad esempio, merita di essere preso in considerazione il 3,71% fatto registrare da Unione Popolare a Napoli. Per questo motivo, sembra quanto mai opportuno riportare di seguito un’espressione di Antonio Gramsci, fondatore e dirigente del Partito Comunista d’Italia, il quale affermava: «Mi sono convinto che anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio».

Gabriele Caruso

Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, nutre un forte interesse verso l'antropologia culturale e la sociologia. I suoi principali temi di indagine sono l'antispecismo e le questioni inerenti all'Irlanda del Nord.

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