Andrea Camilleri eredità
Fonte: My movies

Ci lascia a 93 anni una colonna portante della nostra cultura: Andrea Camilleri, padre del famoso commissario Montalbano e del moderno Tiresia. Sarebbe riduttivo legare il nome di Camilleri solo al successo conquistato con il noto ispettore siciliano: ci lascia oggi un uomo, prima ancora che un intellettuale, di una lucidità e una ricchezza d’animo rare.

Andrea Camilleri, un artista poliedrico

Non solo scrittore, ma anche regista, drammaturgo, attore e insegnante: Andrea Camilleri porta con sé un bagaglio di esperienze non indifferente. Nato a Porto Empedocle nel 1925, vive gli anni del fascismo e poi la guerra: il 25 Aprile 1945 lui, dalla Sicilia liberata due anni prima dagli americani, esulta per il resto della Penisola ascoltando alla radio le notizie della Liberazione. In Sicilia si avvicina a due importanti scrittori locali: Nino Savarese e Francesco Lanza, e successivamente sarà vitale l’incontro con lo scrittore Franco Enna, pseudonimo di Franco Cannarozzo, che precedette grandi scrittori di gialli – come Sciascia e lo stesso Camilleri -nella sperimentazione del giallo di provincia, ambientato proprio in Sicilia. Camilleri entra poi all’Accademia d’Arte drammatica “Silvio d’Amico” e comincia a lavorare a teatro, mettendo in scena tantissime opere di Pirandello (la cui influenza sarà visibile ne “La tripla vita di Michele Sparacino”), Majakovskij, Thomas Stearn Eliot. Collabora con musicisti, cantanti, scrive per riviste e giornali, pubblica racconti su siti Web.

La nascita di un cult: il commissario Montalbano

Pur contando un centinaio di opere realizzate nel corso dell’intera carriera, è nel 1994 quando, per la casa editrice palermitana Sellerio, pubblica“La forma dell’acqua” che lancia il personaggio più famoso da lui creato: il commissario Montalbano.
Dopo alcuni tentennamenti iniziali, le storie d’avventura e d’amore che vedono come protagonista l’ispettore siciliano conquistano un largo pubblico. Uno dopo l’altro vengono scritti gli oltre trenta libri che, a partire dal 1999, saranno trasposti nella serie televisiva di durata ventennale con Luca Zingaretti nei panni di Montalbano.

L’ambientazione in Sicilia, l’attenzione data alla trama (proprio per l’origine letteraria della serie televisiva), un cast diventato iconico, una lingua – il vigatese – creata da Camilleri sposando l’italiano con il siciliano, le storie di mafia, gli omicidi e i rapimenti riescono a tenere lo spettatore (magari precedentemente lettore delle stesse vicende) incollato allo schermo: questi gli ingredienti che rendono forte e instancabile la storia di Montalbano.

“Conversazione su Tiresia”: la cecità per Camilleri diventa condizione di lucidità

Camilleri fu anche attore: dal film giallo di scarso successo “La strategia della maschera” diretto da Rocco Mortelliti nel 1999, arriva nel giugno 2018 a recitare il monologo “Conversazione su Tiresia“. Da solo, con la sua coppola, una lampada accesa e alcuni libri intorno a sé, racconta in prima persona la sua vita. Tiresia, figura del mito greco, riacquista un corpo e una voce al centro del Teatro Greco di Siracusa e prova a dare una spiegazione alla cecità, alla Storia vissuta e al bisogno di raccontare storie. Tiresia è un personaggio eterno che da Omero arriva all’età contemporanea con Virginia Woolf, Thomas Stearn Eliot, e tantissimi altri.

Chiamatemi Tiresia, sono qui per raccontarvi una storia più che secolare che ha avuto una tale quantità di trasformazioni da indurmi a voler mettere un punto fermo a questa interminabile deriva. A Siracusa vi dirò la mia versione dei fatti, e la metterò a confronto con quello che di me hanno scritto poeti, filosofi e letterati. Voglio sgombrare una volta per tutte il campo da menzogne, illazioni, fantasie e congetture, ristabilendo i termini esatti della verità.” 

Per aver svelato i segreti degli dèi, Tiresia è stato punito in due modi: gli è stata sottratta la vista e ha acquisito la capacità di vedere nel futuro. Anche Camilleri ha perso la vista, ma sostiene che nonostante ciò riesca a percepire ancor più lucidamente quanto gli accade intorno: dalle sue parole, spesso dure e sofferenti, trabocca tutta la preoccupazione di un uomo che ha vissuto le pagine più buie della nostra storia e sta avvertendo di nuovo un’impetuosa ondata di odio. Basta dare un rapido sguardo ai commenti seguiti alla notizia del malore per togliere ogni dubbio: stiamo raggiungendo livelli sempre più bassi.

Camilleri, dal commissario Montalbano a Conversazione su Tiresia
Fonte: Letture Metropolitane

Andrea Camilleri ci lascia con una profezia funesta, ma con una incrollabile fiducia nell’umanità

Sono numerose le interviste che pongono a Camilleri la fatidica domanda: “Quali preoccupazioni ha in merito a quello che sta accadendo oggi? E quale previsioni fa per il futuro?“. E altrettanto numerose sono le volte che Camilleri evidenzia come un clima di odio, razzismo, paura ci stia lentamente e silenziosamente travolgendo.
A partire dall’ondata di movimenti di estrema destra, dal fascismo, termine più inflazionato negli ultimi tempi, per arrivare al timore cieco della diversità, Camilleri avverte: così come è decaduta buona parte dell’umanità dall’Olocausto in poi, è caduto anche il valore del linguaggio. Allora c’è un vitale bisogno di ritrovare quella disponibilità all’ascolto e al rispetto che è alla base di ogni civiltà, c’è bisogno di dare nuovo senso alle parole e di non cadere mai nell’indifferenza.
Voltarsi dall’altra parte può diventare un gesto decisivo, come lo è stato per Liliana Segre, sopravvissuta all’Olocausto, e tanti come lei, e che ha permesso ai semi del fascismo di germogliare indisturbati.

Andrea Camilleri ci ha sempre esortato a non chiuderci in una torre d’avorio, in cui la cultura è accessibile solo a una èlite. Piuttosto a spendere il sapere per gli uomini, ad aprirci all’Altro.

Arianna Saggio

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