AOC: Sfidare il potere al Met Gala
AOC e Aurora James (filmdaily.com)

Lunedì 13 settembre si è tenuto l’annuale Met Gala, l’evento che celebra l’arte della moda e la storia del costume con l’obiettivo di raccogliere fondi per sostenere l’attività del Metropolitan Museum of Art (ogni anno il ricavato sfiora i 12 milioni di dollari). La raccolta benefica si distingue per il suo carattere estremamente elitario, per essere divenuta negli anni la serata più esclusiva, non solo di New York, ma del mondo intero – basti pensare che i biglietti per accedere al red carpet ammontano a circa 35 mila dollari. La deputata Alexandria Ocasio-Cortez ha fatto il suo ingresso al Met Gala con un abito firmato Aurora James, riportante in rosso acceso il messaggio: Tax the Rich, riscuotendo sia elogi che critiche.

AOC ha partecipato al Met Gala in quanto funzionaria statale e ha voluto farlo portando uno slogan al fine di aprire un dialogo in merito al Tax the Rich, proprio in quello che è il luogo dell’eccesso, dello sfarzo, e al contempo un’istituzione «that belongs to people». La congresswoman ha evidenziato che «questa conversazione avviene soltanto con la working e middle-class» – e continua – «Io penso sia tempo per noi di portare questa conversazione a tutte le classi così da avere un Paese più giusto».

Mentre fra le lussuose pareti del Met si svolgevano cene da migliaia di dollari e l’élite americana sfilava con i suoi estrosi costumi, a pochi metri di distanza, nelle strade, si teneva una manifestazione di Black Lives Matter per reclamare il de-finanziamento della polizia. Appare evidente il contrasto visivo tra un luogo sfarzoso, dominato da sgargianti slogan che rischiano di essere parole vuote, e le strade, poco oltre le mura che circondano l’agio e il benessere, in cui persone marginalizzate cercano di sovvertire lo status quo a costo di repressioni, anche violente: lunedì vi sono stati diversi arresti a seguito dell’attivismo delle persone all’esterno.

Tax the Rich e la consapevolezza del proprio privilegio economico

Nel 2015 la ricchezza posseduta dall’1% della popolazione mondiale ha superato quella del restante 99%. Nel 2018 il patrimonio di 42 persone, in prevalenza uomini, equivaleva a quanto posseduto da 3 miliardi e 700 milioni di individui più poveri.

Chiara Volpato, accademica italiana specializzata in psicologia sociale, evidenzia come sia difficile che «individui che percepiscono in modo così differente la stessa realtà possano trovare un terreno comune per gestire l’ambiente in cui vivono». Alex de Tocqueville in La democrazia in America sosteneva che «la disuguaglianza ci allontana dagli altri, ci impedisce di provare empatia nei confronti di coloro che percepiamo diversi da noi».

Viene quindi spontaneo chiedersi se chi si trova in una posizione privilegiata sia disposto a mettere in discussione il proprio privilegio e ad ascoltare il messaggio che persone come AOC trasmettono, se effettivamente questo susciti in loro delle reazioni forti, che siano di sdegno o di apertura al dialogo. Ancor più incerta risulta essere la possibilità di consapevolizzare i detentori di enormi ricchezze dell’impatto che questi hanno sul resto della società. Volpato analizza come la vita dei privilegiati si svolga «in un universo caratterizzato da coabitazione e segregazione», un universo con una precisa coscienza di sé come gruppo sociale e con degli specifici interessi collettivi.

Quando si tratta di difendere lo status quo i privilegiati si dimostrano fortemente compatti. Viene difficile quindi credere che l’élite possa decidere di supportare una riforma fiscale che la riguardi. Dunque ci si interroga sulla possibilità di sfidare il potere nel suo avamposto, o se invece le istanze provocatorie possano radicarsi solo al di fuori delle istituzioni e dei luoghi del potere, come ha fatto chi manifestava.

L’attivismo di Black Lives Matter e l’indifferenza dei media

Mentre le pareti del Met facevano da divisorio fra la ricchezza di pochi e il resto del mondo, lungo la 5th Avenue aveva luogo la manifestazione di BLM che, fra le varie rivendicazioni, chiedeva il de-finenziamento della NYPD. I fondi dedicati alla polizia sono nell’occhio del ciclone dall’anno scorso. La richiesta è che questi vengano stanziati per le comunità e non per dipartimenti che protraggono continui abusi di potere, soprattutto ai danni delle persone di etnie non caucasiche. 

Arresto dei manifestanti BLM (foxnews.com)

All’interno della manifestazione è emersa la frustrazione per la concentrazione di ricchezza esorbitante nelle sale del Met, mentre le comunità newyorkesi soffrono delle disuguaglianze imperanti e lo scontento di vivere in un sistema capitalistico in cui vengono i fondi vengono continuamente investiti nei dipartimenti di polizia e non nello sviluppo e in politiche sociali. Nonostante il tumulto in strada abbia portato a numerosi arresti, l’attenzione dei media si è focalizzata sull’attivismo politico delle celebrità, come AOC insieme ad altrə e non su quello dei manifestanti, delle loro richieste di giustizia sociale attraverso mezzi differenti.

Quando la giustizia sociale rischia di diventare un brand: Tax the Rich e le buone intenzioni di AOC

AOC sapeva esattamente cosa stesse facendo: è evidente dal video che ha reso pubblico il 17 settembre in cui si mostra intenta nei preparativi per il Met Gala e mentre discute con Aurora James delle questioni che intendevano mettere in luce all’evento. La partecipazione al Met Gala di AOC rientra in un’attenta e minuziosa strategia comunicativa, coerente con quanto portato avanti quotidianamente dalla congresswoman e con la sua intenzione di portare temi complessi nell’immaginario pop. AOC ha voluto usare il Met Gala come palcoscenico per creare consapevolezza sulla necessità di tassare i ricchi, nel modo che più riteneva opportuno e coerente con la sua politica e con le sue idee.

Il trend di Google è stato positivo per Tax the Rich nei giorni successivi: la speranza è che le ricerche abbiano riguardato l’importanza di tassare i ricchi come auspicato da AOC, e non semplicemente il suo vestito. Tassare i ricchi può avere un impatto dirompente in un paese come l’America. Non si tratta solo di una semplice riforma fiscale: ciò significa togliere loro potere. Quale ruolo giochino le semplificazioni di temi complessi attraverso gli slogan e quale impatto possano questi avere sull’attuazione di una riforma fiscale resta un tema aperto. 

Il rischio è che un atto performativo finisca per essere mistificato ed assimilato dal sistema, secondo le sue regole. D’altronde, l’élite benestante del Met Gala sembra tanto il riflesso di ciò che afferma Mark Fisher in Realismo Capitalista, quando fa notare che il capitalismo necessita dell’anticapitalismo. Quest’ultimo, anzi, rinforza il capitalismo attraverso un’immagine performativa dell’anticapitalismo, o legata al consumismo, che non aspira a sfidare davvero il sistema costituito (è ora possibile trovare delle t-shirt che riportano la scritta Tax the Rich su Amazon). La domanda è senza risposta: si può effettivamente scardinare il sistema dall’interno?

Celeste Ferrigno

Nata all'alba del nuovo millennio in una malinconica provincia del Sud, ora studio a Bologna. Il suono delle campane mi accompagna da tutta la vita in questa laica Italia - mi trovo sempre a vivere nei dintorni delle chiese. Mi piace scegliere bene le parole da dire. Anticapitalista, queer; i femminismi sono per me le lenti con cui guardare il mondo. Ho sempre più domande che risposte, il che può farmi sentire smarrita; il passo successivo è accettare l'indeterminatezza che è propria del mondo per riuscire a cogliere la bellezza insita nel mutevole fluire delle cose.

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