Elezioni Puglia 2020: Emiliano e Fitto si contendono la regione più in bilico
Fonte: tpi.it

Una battaglia politica da seguire con il fiato sospeso, che si risolverà probabilmente in una conta all’ultimo voto tra i due contendenti principali alla guida della regione, Michele Emiliano e Raffaele Fitto. Non si possono che sintetizzare in questo modo le elezioni Puglia 2020: un confronto aspro, tattico e senza esclusione di colpi. Il quadro politico descrive uno scenario per molti versi inedito in Italia, soprattutto in riferimento alla serie storica degli appuntamenti elettorali locali e amministrativi: nel paese delle roccaforti elettorali, tanto per strisciante clientelismo quanto per consolidata fede ideologico-politica, assai di rado si assiste a competizioni tanto serrate.

I contendenti alle elezioni Puglia 2020

Sono otto i candidati in corsa per la carica di presidente della regione Puglia, supportati da liste o coalizioni più o meno articolate. Il presidente uscente uscente è Michele Emiliano, ex-magistrato, si è dedicato alla politica in ritardo, tuttavia consolato da diversi successi: sindaco di Bari dal 2004 al 2014, ha avviato la stagione di governo locale dei progressisti in Puglia, anche attraverso una buona dose di carisma personale e di abilità concertativa, che continua fino ad oggi. I buoni risultati l’hanno aiutato ad incassare l’elezione a governatore alle regionali del 2015. Molto attivo nel dibattito politico nazionale e interno al Partito Democratico, si è contrapposto anche rumorosamente ai “rottamatori”, non timoroso di mostrarsi spesso vicino anche alle posizioni del Movimento 5 Stelle.

Per cercare una riconferma percepita come faticosa ha messo in piedi una coalizione monstre sul modello De Luca in Campania: è sostenuto da PD, “Italia in Comune”, “Emiliano Sindaco di Puglia”, “Senso Civico Con Emiliano”, “Popolari con Emiliano”, “Puglia Verde e Solidale”, “Davvero-Ecologia e Diritti-PAI”, “Liberali”, “Sinistra Alternativa”, “Pensionati e Invalidi”, “Partito del Sud”, “Indipendenti del Sud” e Democrazia Cristiana. L’insieme di questi contenitori politici, i quali spaziano ideologicamente dal centro alla sinistra, costituiscono una coalizione che ha traghettato sulla scheda elettorale anche personaggi coloriti, neoborbonici e amministratori ex-militanti di estrema destra. Non ha invece finito per ricomprendere né il Movimento 5 Stelle né Italia Viva, nonostante burrascose ed esasperate trattative, i quali hanno presentato le candidature separate di Antonella Laricchia, sostenuta anche dalla lista civica “Puglia Futura”, e di Ivan Scalfarotto, sostenuto da “Scalfarotto Presidente”, +Europa e Futuro Verde.

Il principale avversario di Emiliano alle elezioni Puglia 2020, almeno nelle urne, rimane Raffaele Fitto. Figlio d’arte di Salvatore Fitto, presidente democristiano della regione negli anni ’80, ha anch’egli già seduto sulla poltrona di governatore della Puglia dal 2000 al 2005. Dopo la bruciante e sorprendente sconfitta contro il centro-sinistra Vendola in una regione considerata tradizionalmente conservatrice, Fitto è passato ad occuparsi di politica nazionale con un occhio sempre rivolto alle dinamiche territoriali, transitando da Forza Italia al PDL, per approdare a Fratelli d’Italia nel 2019, dopo una breve parentesi con il suo movimento “Conservatori e Riformisti”. Il profilo è quello di un conservatore liberale che strizza l’occhio alle nuove destre sovraniste, per preservare spazi di centralità politica: sostenuto dalle liste Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Unione di Centro-Nuovo PSI, “La Puglia Domani”, è riuscito così a compattare l’area del centro-destra tradizionale.

Completano il quadro quattro candidati cosiddetti “minori”: Pierfranco Bruni, scrittore ed archeologo sostenuto da Fiamma Tricolore, e Andrea D’Agosto, con la lista “Riconquistare l’Italia, Fronte Sovranista Italiano”; Nicola Cesaria, professore con esperienza politica locale, sostenuto da Rifondazione Comunista tramite la lista Lavoro Ambiente Costituzione, cerca di riportare in consiglio un progetto di Sinistra autonomo; Mario Conca, ex-portavoce regionale del Movimento, ora transfugo dei 5 Stelle e sostenuto da “Cittadini Pugliesi”, rappresenta plasticamente lo sfaldamento dei pentastellati a livello locale e nazionale.

All’avanguardia del tatticismo politico-elettorale, tra i dilemmi irrisolti dell’amministrazione locale

Proprio in virtù di un risultato incerto e di una competizione marcata per la contesa di elettorati sovrapponibili, “il tacco d’Italia” è epicentro del più raffinato, e peggiore, tatticismo politico, che si intreccia con l’agenda dei temi dell’amministrazione locale. I due punti di maggiore frizione sono la figura ingombrante di Michele Emiliano e l’eredità politica di un Movimento 5 Stelle in rapido sfarinamento.

Le polemiche che riguardano il governatore uscente, si concentrano soprattutto sulla gestione delle nomine politiche di sua competenza, interessate peraltro da diverse inchieste della magistratura, e nella contiguità con il mondo del clientilismo e del notabilato locale, preesistente, ma a cui il centro-sinistra da lui guidato ha preferito adattarsi, piuttosto che adoperarsi per scardinarle. In questo senso vanno inquadrate liste estremamente gonfie e popolate da personaggi di dubbia fama. Una certa propensione al localismo contrappositivo, rispetto ai poteri centrali e di rivendicazione identitaria alla “patate, riso e cozze“, completa il ritratto di una figura controversa, e molto discussa.

Comunque la si voglia vedere, la Puglia è governata da Emiliano con una certa dose di personalismo e di peculiarità politica. È lui stesso a definirsi – senza mezzi termini – “populista istituzionale”, identità che è emersa in molte occasioni, a cominciare da quelle dirimenti per il futuro economico della regione: dalla vertenza dell’ILVA di Taranto e alla questione del gasdotto TAP passando per le trivelle, la Xylella e il degrado del territorio. Nella gestione di questi importanti dossier regionali di crisi, non sempre brillante, le posizioni di Emiliano sono state sovrapponibili alla visione ambientalista dei movimenti “NO” e dei pentastellati, in favore di una riconversione dell’acciaieria più grande d’Europa. all’insegna della decarbonizzazione, della crescita attraverso investimenti in energie rinnovabili e del volano di turismo e cultura: una sorta di Green New Deal e di alleanza giallo-rossa ante litteram.

Il “modello Puglia” si è spesso posto in contrapposizione con gli allora governi di centro-sinistra Renzi e Gentiloni e con il ministro dello sviluppo economico Calenda: questa disinvoltura politica, come già ricordato, gli è costata inimicizie importanti, ma non il sostegno diretto dei 5S, mancato per la contrarietà della propaggine locale del Movimento. Eppure gran parte dell’elettorato pugliese che si definisce grillino (il 53% secondo il sondaggista Pagnoncelli) esprime gradimento per il presidente uscente, in un elettorato che è considerato assai mobile e quindi contendibile.

Elezioni Puglia 2020 Emiliano Fitto
L’Ilva di Taranto, la “Chernobyl pugliese” principale nodo irrisolto del modello di sviluppo locale, è al centro delle elezioni Puglia 2020. Fonte: tpi.it

Se Emiliano cerca di accattivarsi i pentastellati tramite il voto disgiunto per garantirsi la rielezione e consolidare la sua visione politica, titolato da una marcata sovrapposizione programmatica, anche Fitto cerca il favore di quello stesso elettorato, in modo più spregiudicato. La macchina elettorale del candidato di centro-destra ha investito più di chiunque altro in queste regionali nelle sponsorizzazioni social, con post e video indicizzati in cui si sottolineano i danni apportati dal centro-sinistra nella sanità pubblica regionale, con occhio particolare alla gestione del Covid, così come ai livelli dell’occupazione nelle aree economicamente depresse – a prevalenza elettorale 5S durante le scorse politiche- proponendo politiche di sviluppo meno “ideologiche”.

Il grande gioco di tattica politica pugliese riguarda anche i soggetti minori: Italia Viva, nella persona della Ministra Teresa Bellanova, non lesina attacchi e accuse di incompetenza e di corruzione al governatore uscente per indebolire l’ala sinistra del PD ed intralciare il nemico politico, e i 5S pugliesi che, nel loro rifiutarsi di essere completamente assorbiti dal centro-sinistra, portano avanti una battaglia identitaria. Entrambi, svolgono una funzione di disturbo politico, con intrecci che partono dal tavoliere e arrivano al livello nazionale, che pesano soprattutto sulle spalle di Emiliano e favoriscono indirettamente Fitto. Dunque, a quale dei due candidati principali si può attribuire il vantaggio elettorale e politico nelle elezioni Puglia 2020?

Pronostici impossibili…forse

I sondaggi politici per le elezioni Puglia 2020 rivelano un testa a testa che prosegue anche nelle ultime settimane prima del voto: secondo le rilevazioni del Corriere della Sera, il distacco tra Emiliano e Fitto sarebbe addirittura inferiore ai 2 punti percentuali, a favore del candidato di centro-destra, sulla soglia del 40% ciascuno. Altri istituti di analisi demoscopica confermano una situazione too close to call, con lo scettro che passa freneticamente da Emiliano a Fitto. Le altre candidature? Non sarebbero competitive, con Laricchia inchiodata ad un 15% tutto da dimostrare, peraltro inferiore al voto di lista, e Scalfarotto accreditato del 2-4%.

Il voto e i meccanismi che lo regolano non saranno secondari per lo svolgimento delle elezioni Puglia 2020: per poter accedere alla ripartizione proporzionale dei seggi, la lista collegata ad un candidato deve superare la soglia di sbarramento dell’8%, che si abbassa al 4% nel caso delle coalizioni con più liste, mentre la governabilità viene garantita attraverso un premio di maggioranza che aumenta fino a 29/50 nel caso si ottenga almeno il 40% dei suffragi. Il risultato, come avviene del resto per la maggior parte dei contesti regionali, restituisce un certo bipolarismo di fatto tra gli elettori, che influenza il risultato: insieme, sia il governatore uscente che lo sfidante Fitto arrivano a dividersi circa l’80% dei consensi della tornata elettorale, in una polarizzazione che conviene ad entrambi i candidati, agitata per banchettare l’elettorato deluso dei 5 Stelle. L’amministrazione uscente ha diviso quasi equamente tra soddisfatti e insoddisfatti le opinioni dei cittadini della regione, da più parti considerata come la meglio governata del Mezzogiorno, in una tensione quasi speculare tra continuità e cambiamento. Tutto ciò contribuisce a rendere la partita sensibilmente aperta e imprevedibile.

Emiliano è un candidato forte, per quanto segnato da ambiguità, che avrebbe potuto essere riconfermato senza troppe complicazioni. Dirimente è stata l’incapacità di compattarsi della coalizione centro-sinistra+M5S, che a Roma governa riunita sotto la guida di Giuseppe Conte (primo promotore di un’alleanza larga). Il governo in regione Puglia corre praticamente con quattro candidati differenti, includendo Cesaria, assai litigiosi. Il vantaggio di Fitto sarà soprattutto questo. Sempre secondo le rilevazioni del Corriere, il 15,5% degli elettori è ancora indeciso. Peserà più il vantaggio della destra nel quadro politico nazionale o la peculiarità dell’amministrazione regionale? Dalla cruna di questo ago passa il responso delle elezioni Puglia 2020, un ago che è quello della bilancia nel doppio election day del 20 e 21 settembre.

Luigi Iannone

Luigi Iannone
Classe '93, salernitano, cittadino del mondo. Laureato in "Scienze Politiche e Relazioni Internazionali" e "Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica". Ateo, idealista e comunista convinto, da quando riesca a ricordare. Appassionato di politica e attualità, culture straniere, gastronomia, cinema, videogames, serie TV e musica. Curioso fino al midollo e quindi, naturalmente, tuttologo prestato alla scrittura.

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