La morte di Ali Khamenei segna uno spartiacque nella storia della Repubblica Islamica, ma non implica automaticamente la fine del sistema che ha guidato per oltre trentacinque anni. La Guida Suprema non era soltanto un leader, ma il perno di un’architettura costruita per garantire continuità, anche nelle fasi di crisi più profonde.
La sua eliminazione apre una fase di transizione delicata, dopo mesi segnati da proteste represse nel sangue e da una crescente pressione militare esterna. Il vero interrogativo non è se l’Iran sopravviverà a Khamenei, ma quale direzione prenderà il potere dopo di lui.
Lo Scià Mohammad Reza Pahlavi e l’Ayatollah Ruhollah Khomeini incarnano due progetti di Iran solo apparentemente opposti: da un lato l’#Occidentalizzazione autoritaria, dall’altro la #RivoluzioneIslamica che prometteva liberazione e produsse un nuovo sistema di controllo. Tra #modernità imposta e #tradizione sacralizzata, la storia iraniana del Novecento mostra come il confine tra emancipazione e oppressione sia spesso più sottile di quanto sembri.
Le proteste in Iran segnalano una crisi di regime avanzata: economia al collasso, legittimità esaurita e mobilitazione sociale diffusa. Il nodo decisivo resta la lealtà delle forze di sicurezza. Senza defezioni interne, il sistema regge solo con la repressione; con esse, il collasso diventa probabile.
Il Consiglio di Sicurezza ONU ha approvato il "Piano Trump": la Risoluzione 2803. Ma la situazione a Gaza non cambia: il cessate il fuoco è solo sulla carta.
Il conflitto Houthi-Israele comporta ormai da anni gravi conseguenze umanitarie in Yemen, un territorio di storica importanza strategica ma afflitto da divisioni settarie e povertà. Il ruolo delle grandi potenze, che si limitano a coltivare i propri interessi senza intervenire per porre riparo ai danni che derivano dal loro operato, condizioneranno il destino del Paese ancora a lungo.
Il New York Times rivela che Israele conosceva i piani di Hamas un anno prima del 7 ottobre 2023. Infatti, il documento "Mura di Gerico" descriveva l’attacco nei minimi dettagli, ma fu ignorato. Altre analisi e testimonianze accreditano un'ipotesi che se confermata avrebbe conseguenze clamorose in Israele e nel mondo.
A Gaza una tregua apparente. Il piano di Trump firmato a Sharm el Sheikh nasconde il rischio di una nuova forma di colonizzazione mascherata da pace e mediazione diplomatica.
Dieci influencer filo-israeliani sono entrati a #Gaza con l'aiuto del governo israeliano per smentire l'ONU sulla notizia della carestia nella Striscia, diffusa dalla Integrated Food Security Phase Classification.
Il termine genocidio non è una posizione politica, né da sostenere né da contestare: è una definizione giuridica precisa, e va distinta dai crimini di guerra. A Gaza non ci sono crimini di guerra, perché semplicemente una guerra non c'è.
L’escalation tra Israele e Iran, con l’intervento degli Stati Uniti, segna una nuova fase nella lunga crisi mediorientale. Più che una soluzione, sembra l’inizio di una nuova era di instabilità, in cui ogni attore gioca partite diverse con obiettivi solo parzialmente convergenti. Gli americani vogliono deterrenza, gli israeliani neutralizzazione, gli iraniani sopravvivenza e legittimazione.